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La Bottega di Olivia&Marino a Cantine Aperte: Silvia Ceci racconta la sua esperienza

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 6 giugno 2011

Pur non essendo una grande conoscitrice di vini, ho partecipato con entusiasmo alla visita delle Cantine dei Marchesi di Barolo in occasione di Cantine Aperte 2011: ancora non sapevo che sarei rimasta affascinata da questo mondo a me sconosciuto.

Se Luca (mio compagno in questa avventura) vi ha illustrato questa esperienza ponendo l’attenzione sulla storia della cantina e del Barolo, io ve la racconterò così come l’ho vissuta, ovvero talmente rapita dai profumi e dalla magia di questo posto da perdere la cognizione del tempo… e anche della presenza delle altre persone che erano con me.

Camminare fra le enormi botti poste a ridosso delle mura antiche della vecchia scuderia è stato come tornare indietro in un tempo di carrozze e lumi ad olio.

La fusione del profumo del legno delle botti (da quelle più antiche a quelle più moderne) con quello del vino che dentro alle stesse botti sta aspettando che passi il tempo necessario per poter dare il meglio di sé, dà vita ad una fragranza particolare mai sentita prima: descriverla è impossibile, dolce e pungente allo stesso tempo.

Il leggero pulviscolo che danza alla luce fioca che passa dalle alte feritoie, le grandi botti che aspettano di poter finalmente donare il proprio contenuto, l’atmosfera immobile e l’aria fresca… tutto sa di attesa e di magia. E fa riflettere sul fatto che, in un mondo dove l’imperativo è la fretta, ci sono ancora degli angoli di mondo e delle attività produttive in cui l’attesa è uno degli ingredienti principali per raggiungere la perfezione.

Il percorso per arrivare dalla vite alla bottiglia è quindi lungo e pieno di tappe obbligate: vasche di cemento, contenitori per la fermentazione, botti o barriques per l’invecchiamento… ed infine la bottiglia.

A tal proposito abbiamo avuto la fortuna di poter visitare alcune stanze dove, adagiate sugli scaffali, riposano bottiglie da collezione di varie annate: è stato emozionante vedere una bottiglia recante etichetta del 1861, anno dell’unità d’Italia.

Questo viaggio non può dirsi concluso senza l’ultima fondamentale tappa: il bicchiere! Che sia bianco o rosso, vedere scintillare il vino nei calici è sempre bello… e divertente nel caso in cui, da profani, ci si improvvisa sommelier e si cerca di cogliere con l’olfatto ed il gusto “note”, “sentori”, “tannini” e tanti altri poetici termini di cui si ignora il significato, ma che in momenti come questo si vorrebbero tanto conoscere.

Per fortuna nel cortile della Cantina c’era un sommelier vero, che ci ha permesso di degustare il Barbera ed il Gavi illustrandocene le caratteristiche in modo competente e professionale!

Ma il cortile offriva anche altre sorprese gustose: oltre agli snack de La Bottega di Olivia&Marino ed altre piccole aziende del luogo che offrivano prodotti artigianali e genuini c’era lo stand di Armando Garello che offriva i suoi prodotti a base di olive taggiasche: olio, battuto di olive e soprattutto patè di olive servito per la degustazione su pezzetti di pane tostato.

Da qui l’idea di terminare questa giornata particolare a casa con uno spuntino a base di Schiacciate de La Bottega di Olivia&Marino, spalmate con patè di olive taggiasche ed accompagnate da un bicchiere di ottimo barbera acquistato alle Cantine.

La Bottega di Olivia&Marino a Cantine Aperte: Luca Boggio scrive per noi il suo “dietro le quinte”

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 6 giugno 2011

La stimolante iniziativa di Cantine Aperte 2011 non è stata soltanto l’occasione per visitare una cantina, ma anche (e soprattutto) per conoscere più da vicino un mondo davvero affascinante: quello del vino.

Alle 14.30 appuntamento alle Cantine dei Marchesi di Barolo, dove il Presidente delle stesse cantine e altri appassionati e preparatissimi collaboratori ci hanno accompagnato alla scoperta del ‘dietro le quinte’ della produzione di quel fantastico vino che è, appunto, il Barolo.

La storia delle cantine sembrava aleggiare sopra le nostre teste, fra le antiche botti (alcune, restaurate e tuttora funzionanti, appartenevano già alla marchesa Giulia Vittorina Colbert di Maulevrier), il selciato e le mura di pietra di quella che una volta era la scuderia.

Lo scorrere del tempo e delle epoche è rispecchiato dalle attrezzature in dotazione della Cantina: accanto alle antiche botti in legno di rovere restaurato ci sono delle apposite cisterne per la fermentazione del vino e vengono utilizzate tecniche sempre più avanzate per rendere unico e speciale questo vino così apprezzato.

Il particolare che mi ha colpito, però, è che nonostante le tecnologie che avanzano, gli ingredienti essenziali restano unici ed immutabili.

L’elemento chiave di questo pregiato vino è il vitigno del Nebbiolo, ma solo quello di una particolare area geografica delle Langhe: solo in quel fazzoletto di terra la composizione del suolo è tale da poter conferire alla vite gli elementi necessari per poter ottenere il Barolo, insignito a tal proposito del marchio DOCG.

Basta spostarsi in un’altra zona (non contigua ma comunque vicina) per far sì che dal Nebbiolo non si ottenga più il Barolo ma il “cugino” Barbaresco: la differenza non sta solo nella zona della coltivazione della vite ma anche nei tempi necessari affinché il vino sia pronto per la vendita.

Ma il solo vitigno servirebbe a poco senza la grande passione, l’attenzione e l’amore per le tradizioni e per la qualità che i produttori hanno: è la composizione di tutti questi fattori che rende possibile la magia del Barolo.

Passeggiare per le cantine accompagnati da esperti ed appassionati che ci hanno fatto capire come tradizione ed innovazione non siano necessariamente antagoniste ma anzi alleate nel raggiungimento della perfezione, è stata un’esperienza davvero unica, che consiglio a tutti…

Così come unico è stato degustare il vino in cortile con la presenza di un sommelier: la giusta conclusione di una giornata particolare.

Il fatto che il tavolino delle degustazioni fosse vicino a quello de La Bottega di Olivia&Marino ha reso assai facile ed immediata l’associazione di idee: un bel bicchiere di Gavi sorseggiato sgranocchiando gli Sfilati rustici al forno con olive… ancor meglio se avvolti da una bella fetta di prosciutto di Parma tagliato sottile.

Gli ingredienti per questo aperitivo sfizioso sono già a casa mia: adesso non resta che chiamare un paio di amici per poter loro raccontare questa bellissima giornata gustando i sapori unici della tradizione.

La Bottega di Olivia&Marino a Cantine Aperte

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 26 maggio 2011

Quale miglior momento dell’anno per prendersi una pausa di relax, sorseggiando in terrazza un calice di vino accompagnato dai prodotti Olivia&Marino, se non l’arrivo della bella stagione?

Se anche voi siete appassionati di enogastronomia, domenica prossima (29 maggio), non potete mancare a Cantine Aperte, manifestazione che, arrivata alla sua 19sima edizione, coinvolgerà oltre 1.000 aziende vitivinicole italiane socie del Movimento Turismo del Vino.

All’iniziativa parteciperemo anche noi de La Bottega di Olivia&Marino, con la presenza di un nostro stand in alcune delle cantine che fanno parte del circuito, di cui potete scaricare qui l’elenco completo.

Quanti di voi aderiranno a questo appuntamento, che abbina il piacere della degustazione di un buon vino a quello degli sfiziosi prodotti di Olivia&Marino, potranno ovviamente inviarci le loro gallery, i loro video e qualsiasi altro contributo al nostro blog, e provvederemo a pubblicarli nei prossimi giorni nella speciale sezione eventi del sito.

Inoltre abbiamo pensato di fare a tutti un regalo davvero speciale: in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino distribuiremo sul sito sei itinerari enoturistici da scaricare e, naturalmente, sperimentare nei prossimi week-end o nel corso delle vacanze estive, per vivere un’esperienza inedita all’insegna del gusto.

Appuntamento, quindi, a domenica prossima a Cantine Aperte e a presto sulle pagine del sito.

La Bottega di Olivia&Marino

Cinque itinerari: di vini e di tartufi, di castelli e di paludi, di antichità e di fiumi

pubblicato da Redazione il 29 novembre 2010

Ecco cinque nuovi itinerari Cercasfizio scritti dai nostri inviati speciali.

Vi ricordiamo di consultare la mappa Cercasfizio per trovare l’itinerario giusto per il vostro prossimo viaggio! Buona lettura con Olivia&Marino!

Valle d’Aosta tra storia e vino di Sonia Figone (Nord Ovest)

Città da scoprire, Aosta, dotata di tutte le strutture tipiche delle città romane, come il teatro, l’anfiteatro, le terme, le fortificazioni e un arco trionfale dedicato ad Augusto. Da non perdere il lardo di Arnad, delizia locale che si scioglie in bocca e Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, dove scovare i migliori vini valdostani. In viaggio con Sonia!

Veneto Soave e Valpolicella di Giuseppe Zanirato (Nord Est)


Il ponte levatoio, gli antichi trabocchetti, le armature e gli strumenti di tortura: ecco la prima tappa dell’itinerario di Giuseppe, il misterioso castello di Soave. Poi, si passa da Montecchia, dove si visita l’azienda agricola Ca’ rugate e il museo della vinicultura, e da Fumane, dove si cena al Casotto, famoso per la cucina tipica di una volta.

Tra tartufo e Moscato che festa in Monferrato di Annunziata Romano (Nord Ovest)


Monferrato, terra di prodotti tipici eccellenti: la fiera del tartufo è il consiglio di Nunzia, che ci porta ad Asti, con visita alla cattedrale di Santa Maria Assunta e San Gottardo e alla basilica la Collegiata di San Secondo, e a Montiglio, piccolo borgo dalla notevole bellezza, circondato di castelli.

Fèrmati a Fermo! di Luca Arriva (Centro)


Fermo è solo dal 2009 il capoluogo di una nuova provincia marchigiana che Luca vuole farci scoprire in quattro tappe gastronomiche. Da Campofilone, piccola cittadina che presenta la più alta concentrazione di pastifici e massaie nel territorio marchigiano, famosa per i maccheroncini a Monterubbiano, con le sue misteriose tagliatelle fritte e la loro segretissima ricetta. Poi Servigliano, dove si trova l’azienda di affettati più famosa del territorio, dove provare la galantina, e infine Amandola, nel cuore della Comunità Montana dei Monti Sibillini, per assaggiare la mela rosa.

Seguendo lo sfizio lungo il corso del Mincio di Stefania Arienti (Nord Ovest)


Un altro itinerario sull’acqua per Stefania, che ci porta sul Mincio attraversando le località più interessanti che costituiscono il territorio del Parco Regionale del Mincio. Partendo da Mantova, Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO, passando per le paludi di Rivalta, perfetto osservatorio per gli ornitologi; sosta per gustare la tradizione gastronomica che nasce dall’incrocio di ricette di origine veronese, mantovana e bresciana: una delle più gustose e ricercate della zona.

La Ferrari, i confetti di Sulmona, la zucca: classici sfizi per cinque nuovi itinerari

pubblicato da Redazione il 18 novembre 2010

Andrea, Valentina, Clarissa, Valentina e Luca hanno tracciato cinque itinerari emozionali: chi usa il dialetto, chi ci racconta del nonno, chi ci fa riscoprire le antiche tradizioni ormai dimenticate.

Il modenese” di Andrea Bezzecchi (Nord Est)

Andrea Bezzecchi ci suggerisce un itinerario che tocca i classici del territorio modenese: l’aceto balsamico, la Ferrari, l’inimitabile Torta Barozzi e le crescentine. Non perdete l’indirizzo giusto per incontrare dal vivo Vasco Rossi.

Martina Franca: un pomeriggio di gusto sulla scia di un ricordo” di Valentina Novembre (Sud)

Valentina ci porta per mano tra le strade di Martina Franca, ricordando i pomeriggi passati con il nonno Mimì, che amava tanto questo paese, i suoi portici, la sua basilica e il suo famosissimo capocollo. I colori delle ceramiche, il profumo dei “mostaccioli” e il relax della Riserva Naturale del Bosco delle Pianelle sono le tappe più emozionanti di questo itinerario.

Sale Marasino: la zucca è tradizione” di Valentina Colazzo (Nord Ovest)

Un intero itinerario dedicato all’ortaggio autunnale per eccellenza: la zucca. A Sale Marasino, in Val Camonica, c’è una settimana di degustazioni, sfide e prelibatezze, tutte a base di zucca. L’anno scorso la zucca più grande pesava 440 chili.

L’Abruzzo di una volta” di Clarissa Gigante (Sud)

Clarissa ci porta a scoprire angoli dell’Abruzzo dove il tempo sembra non passare, partendo da uno dei borghi più belli d’Italia, Scanno, dove le signore indossano ancora l’abito tradizionale, passando per Sulmona e i suoi famosissimi confetti e finendo con una cena sulla Costa dei Trabocchi, ospiti di una delle antiche dimore dei pescatori, restaurate e trasformate in pittoreschi ristoranti.

O và, vo ve lo vì?” di Luca Arriva (Centro)

In questo itinerario andremo con Luca alla scoperta dell’antica arte della mescita e conosceremo aziende vinicole che hanno fatto (o stanno facendo) la storia dell’enologia marchigiana e nazionale. Con un tocco in più, ovvero i rudimenti del dialetto marchigiano.

Buona lettura!

Appuntamenti sfiziosi: la Sagra del Tordo

pubblicato da Redazione il 29 ottobre 2010

Sabato 30 e domenica 31 ottobre, a Montalcino (SI), si svolgerà la cinquantatreesima Sagra del Tordo.

A discapito del suo nome, la Sagra del Tordo è una rievocazione storica per le vie del borgo medioevale di Montalcino.

Pur mutuando il suo nome dalla tradizione di caccia che è parte integrante della storia del territorio di Montalcino, fin dal Medioevo, la sagra prevede un corteo storico in costumi d’epoca con più di 150 figuranti che sfilano per portare omaggio alla Signora della Fortezza, che con le sue dame di corte attende nel loggiato del Palazzo Comunale.

Nei quattro quartieri di Montalcino è possibile gustare prodotti e piatti tipici, dalle pappardelle di cinghiale alla zuppa di fagioli e alla carne alla brace, tutto accompagnato dal prodotto più famoso di Montalcino: il vino.

Montalcino è infatti conosciuta in tutto il mondo per la sua produzione di vini, soprattutto per la produzione di Brunello di Montalcino DOC. Prodotto sulla collina di Montalcino, in un territorio delimitato dalle valli d’Orcia, dell’Asso e dell’Ombrone, il Brunello di Montalcino è un tipico vino da invecchiamento: gli anni in cantina, che possono arrivare fino a 30, non faranno che giovare al bouquet e alla persistenza aromatica che caratterizzano questo vino.

La famiglia dei vini di Montalcino non si esaurisce con il Brunello. Il Rosso di Montalcino, anch’esso DOC, è un vino più giovane ma non per questo meno strutturato del suo fratello più anziano. Ma anche il Moscadello di Montalcino, vino da dessert prodotto in tre accezioni, Tranquillo Frizzante e Vendemmia Tardiva, fa parte della famiglia dei vini prodotti sulle colline di Montalcino.

Un territorio ricco di storia e tradizioni, un borgo medioevale dalle mille sfaccettature e tutto da scoprire, una sagra che vanta una tradizione di più di mezzo secolo ci sembrano tre interessanti ragioni per visitare Montalcino. Perché non farci un giro proprio questo fine settimana e godersi anche il corteo storico in costume?

Buon weekend da La Bottega di Olivia&Marino!

Toscana inedita. Quella di Bruno, Cercasfizio del Centro

pubblicato da Redazione il 28 ottobre 2010

Il Cercasfizio Bruno, appassionato di vino, ci porta da ormai due mesi in giro per la Toscana, facendocene scoprire i lati meno turistici e meno battuti. Scoprite il suo profilo sul sito de La Bottega di Olivia&Marino e leggete la sua intervista!

Ciao Bruno! Quali sono i luoghi della Toscana che ami di più?

La Toscana ha rappresentato sempre un desiderio. Sino a qualche anno fa, la percorrevo, visitando borghi e paesaggi, magari in occasione di eventi e manifestazioni varie. E la passione verso l’enogastronomia ha sempre diretto le scelte finali. Meglio Montalcino anziché Pienza in occasione della presentazione in anteprima della nuova annata e riserve del famoso vino; oppure, visita a Carrara e alle sue conche in occasione di banchi d’assaggio del salume. Iniziative culturali e serate organizzate con artisti locali, costituivano poi la fase finale della scelta. E la Toscana aveva sempre la meglio rispetto a altri territori del panorama nazionale. Oggi vivo e lavoro in Toscana. Vivo appieno il mare per scelta di vita e quando posso mi dirigo sempre nell’entroterra, preferendo su tutte la montagna del Casentino e le colline del Chianti Senese.

Qual è il tuo primo ricordo legato al viaggio?

Mostra di antiquariato da collezione in Todi. Avevo organizzato un week-end per visitare la Città e studiare più da vicino una tipologia di vino. Giunta la sera non ho resistito al fascino del borgo e ho trascorso ore a curiosare tra un antiquario e un altro, ora a capire l’oggetto di fronte ora a scambiare due parole con il collezionista. Un mondo interessante e vario!

Fra i piatti toscani, quale ti piace di più cucinare?

Cinghiale alla cacciatora, pesce azzurro in genere e cantucci alle nocciole. Una rivisitazione che nasce proprio dalla disponibilità del frutto in appezzamenti di proprietà.

Sei una guardia forestale: ci racconti il tuo lavoro?

Potrei divenire logorroico se iniziassi a descrivere, or ora, le emozioni che sto provando al solo pensiero… Preferisco descriverlo come assoluta passione oramai. Una professione straordinaria che mi mantiene a stretto contatto con la natura – in senso lato – ma soprattutto con una fetta di popolazione sempre stimolante e con sinceri e profondi valori. Le indagini in campo ambientale, nel settore agroalimentare e dei rifiuti, rivestono il maggiore interesse. All’interno dell’amministrazione svolgo un servizio speciale come cavaliere di reparto. Amo il dressage e ringrazierò sempre il mio trainer per avermi trasmesso l’arte di montare in armonia con un quadrupede erbivoro, quale il cavallo.

Con i tuoi itinerari abbiamo esplorato la Val D’Orcia e il Grossetano: quali sono stati i passi che ti hanno portato alla loro creazione?

Curiosità di conoscere realmente paesaggi sempre osservati in filmati e cartoline, oltre al desiderio di viaggiare e assaporare golosità locali.

Sei un appassionato di vini. Ci dai dei consigli per degustare a pieno un vino?

Adoro viaggiare e quando mi trovo in un determinato territorio organizzo anche una visita in un azienda locale. Azienda che coltiva vitigno autoctono e studiato da manuali di viticoltura. Dopo un convivio con il produttore o direttore della produzione, lo acquisto. Mi piace assaggiarlo con amici e se la bottiglia scompare in fretta ritorno in azienda e ne acquisto ancora. Quando possibile, alterno recipienti più capienti alla classica bordolese. Il resto lo fanno le emozioni provate all’assaggio e durante la degustazione. Io non ci metto penna!

Appuntamenti sfiziosi del weekend: il Pigio 2010

pubblicato da Redazione il 1 ottobre 2010

Domani e domenica si terrà in Toscana un’interessante manifestazione legata al mondo del vino. Giunto ormai alla sua settima edizione, Il Pigio è la gara di pigiatura dell’uva tra i 7 rioni della città di Poggibonsi (Si).

Ogni squadra di pigiatori ha una composizione precisa: 1 caricatore di uva, 2 portantini, 2 pigiatoi e 2 riserve. La squadra ha 7 minuti per spremere più succo possibile dall’uva, pigiando negli appositi tini di legno. Il rione che pigia più uva e ricava più succo, vince il Boccione, un’opera d’arte ricavata da una damigiana senza veste.

Tutti i rioni, prima della contesa, sfilano per le vie di Poggibonsi: sono richiesti abbigliamento campagnolo, espliciti riferimenti alle attività agricole e coreografie realizzati con tralci di vegetazione agreste. Anche la sfilata è soggetta a un premio, lo zippolo (scultura ricavata dal tappo delle damigiana) che viene assegnato da una giuria al rione che meglio si distingue per qualità e quantità della comparsa rionale.

Festa, musica, animazione, folclore, tradizione, degustazione e vino vino vino, fanno da cornice a questi due giorni, con un ricco programma che coinvolge l’intera città di Poggibonsi.

Buon weekend da La Bottega di Olivia&Marino!

Appuntamenti sfiziosi: il Festival della Franciacorta

pubblicato da Redazione il 17 settembre 2010

Dal 18 al 19 settembre 2010, nelle cantine e nei borghi della Franciacorta, si svolgerà il Festival della Franciacorta.

La Franciacorta è una regione vitivinicola della Lombardia, tra Bergamo e Brescia, che si estende fino al Lago d’Iseo. È caratterizzata dalla produzione di Franciacorta Docg, uno spumante prodotto con il metodo champenoise, lo stesso con il quale si produce lo Champagne.

Tutta la zona ha assistito a una grande rivalutazione negli ultimi anni, soprattutto con il trasferimento a Erbusco di Gualtiero Marchesi e la crescente popolarità del ristorante Le Due Colombe a Rovato, rinomato per il tradizionale Manzo all’olio.

Il Festival ha scelto 4 parole chiave per ribadire i veri valori della terra che rappresenta: Arte, mestieri, sapori ed emozione.

Arte: i produttori di Franciacorta hanno spesso legato il decoro delle loro storiche cantine ad artisti più o meno conosciuti! Scopriteli nelle cantine, da Erbusco fino al Lago d’Iseo.

Mestieri: la Franciacorta è indissolubilmente legata alla sua tradizione contadina e artigiana. Le cantine ne mostreranno tutte le radici intrecciate nel territorio.

Sapori: moltissime cantine proporranno piatti più o meno tradizionali da abbinare ai loro vini. Da Ca’ del Bosco a Il Mosnel, molte le degustazioni organizzate in questo fine settimana.

Emozione: il vino è fatto di emozioni ed è un’esperienza multisensoriale, aperta a tutti, anche ai più piccoli.

Molti eventi sono a pagamento e la prenotazione è obbligatoria: affrettatevi! Trovate tutte le informazioni utili sul sito, nella sezione eventi.

Buon weekend da La Bottega di Olivia&Marino!

Foto di Fabio Ingrosso

I miei incontri a Umbria Jazz (prima parte)

pubblicato da Redazione il 20 luglio 2010

La prima parte del resoconto del blogger Mirco Mariotti sul weekend di sfizio e musica a Umbria Jazz, appena trascorso.

Come da personale abitudine, per conoscere al meglio un nuovo contesto cerco di prendere contatti con chi vive sul territorio, per andare dritto ai luoghi più sfiziosi. Anche a Perugia, lo scorso weekend, in occasione di Umbria Jazz 2010 ho adottato questa tecnica ricevendo numerosi suggerimenti che voglio ripercorrere con voi.

Luogo di ritrovo con questi nuovi amici è stata La Bottega di Olivia&Marino, che nella sua simpatica location di Piazza Italia, era il luogo ideale per questo genere di incontri.

Primo a farci visita è stato Antonello Biancalana, curatore dell’e-magazine Diwinetaste:


Antonello, esperto della storia del capoluogo umbro, mi ha parlato della forte influenza etrusca sulla struttura della città, con particolare riferimento al pozzo etrusco di Piazza IV Novembre, del quale vi ho accennato nei giorni scorsi.

Proseguendo dalla Piazza dritto in salita, si giungeva al punto sommitale del colle, dove si trova “Il Birraio”, un brew pub decisamente insolito per queste latitudini, ma che cattura l’attenzione non solo per il locale dove produce la propria birra, ma anche per la situazione estiva creata sfruttando gli scalini di una gradinata.

Purtroppo non posso proseguire con la descrizione dei suoi prodotti, perché l’afflusso durante il festival è stato talmente numeroso, che la produzione del microbirrificio è già esaurita. Se ne riparlerà in autunno… poco male, sarà una buona scusa per tornare!

Con trepidazione ho atteso l’incontro con l’amico Jacopo Cossater, anche lui perugino, e “titolare” del blog “Enoiche Illusioni”.

Abbiamo bighellonato un po’ per il centro per poi giungere in un locale nuovo nuovo, l’ “Osteria a priori”, praticamente dietro la Galleria Nazionale che ospiterà fino a settembre la bellissima mostra del noto fotografo Steve McCurry. Vi parlerò in seguito diffusamente di questo locale davvero carino; ora mi soffermo sul vino che Jacopo mi ha suggerito di assaggiare: si tratta dell’Umbria IGT Trebbiano spoletino “Vigna vecchia” 2008 dell’Azienda Collecapretta.

Consentitemi di aprire una parentesi su questo vitigno italico troppo spesso bistrattato perché identificato esclusivamente con le grandi produzioni di massa: in realtà esistono numerosissimi adattamenti pedo-climatici del Trebbiano, che assumono solitamente i nomi dell’area geografica di provenienza. Produrre un vino da un vitigno adattabile a diversi contesti ambientali è operazione da rispettare se dal vigneto si cerca di ottenere una produzione moderata propria della qualità.

Chi ha intrapreso questa operazione ha sempre ottenuto risultati soddisfacenti, a volte esaltanti, come hanno dimostrato, per esempio, i più quotati produttori di Trebbiano d’Abruzzo. Se poi pensiamo che molti vitigni a bacca bianca possiedono affinità genetiche con il Trebbiano, ritengo che il consumatore accorto non debba fermarsi alle apparenze, e andare oltre, come in questo caso specifico.

Il “Vigna Vecchia” provato è dorato, si distende bene lungo le pareti del calice, pavoneggiando il suo estratto. Il naso, come spesso accade per il Trebbiano, è un po’ austero, vegetale, non si svela al primo impatto, ma è il sorso il suo punto di forza, e uno sguardo d’intesa con Jacopo mi ha confermato questa impressione. Il Trebbiano, se raccolto al punto di maturazione appropriato, regala sempre un equilibrio e al tempo stesso una rotondità inequivocabili: non ci troviamo di fronte a un vino “ammaliatore”, ma ciò non toglie che esso possieda una personalità che lascia un ricordo.

Tra una considerazione e l’altra, si era avvicinato l’orario di inizio dei concerti serali: mi sono congedato da Jacopo, al quale ho promesso un nuovo incontro l’indomani perché anche da lui vorrei sapere qualche altro suggerimento per vivere appieno il territorio perugino e umbro…