La storia della carta al Museo di Amalfi
Una delle esperienze più interessanti del nostro weekend in terra partenopea è stato certo il ripercorrere la storia della carta presso il Museo della Carta di Amalfi.
L’antica Repubblica Marinara di Amalfi apprese dagli arabi le tecniche per la produzione di carta, che allora veniva chiamata bambagina, dal nome della città araba di El Mambig e, anche, secondo altre tesi, dal cotone omonimo.
La pregiata carta amalfitana fu usata per scritture private, atti giudiziari presso le corti degli Angioini, Aragonesi e corte
Borbonica. La zona lungo il fiume Canneto era ricca di cartiere, ormai perdute. Il Museo della Carta di Amalfi ha sede in un’antica cartiera del XIV sec. o forse metà XIII.
Nella cartiera sono fruibili gli attrezzi secolari usati nella produzione della carta a mano: gli antichi magli in legno, azionati da una ruota idraulica, battevano e trituravano gli stracci di lino, cotone e canapa precedentemente raccolti nelle “Pile in Pietra”. Il lungo procedimento terminava in appositi locali, chiamati Spanditoi, per l’asciugatura dei fogli ad aria. Potete vedere tutti questi attrezzi all’opera nel video abbinato al post, qui.
Il direttore del museo, l’avvocato Emilio De Simone, ci ha regalato un foglio di autetica carta bambagina e ci ha scritto questa poesia di Hans Sachs nel libro degli ospiti di Olivia&Marino:
Il cartaro
Impiego stracci nel mio mulino
Ove molta acqua fa girar la ruota
Che maciulla quei cenci tagliuzzati.
Il pesto è misto all’acqua;
Io lo trasformo in fogli
Che poggio sopra i feltri
E con la pressa
Espello l’acqua che li impregna.
Dipoi li stendo e li lascio asciugare,
Bianchi come la neve e belli,
Tanto da amarli.























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