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Specialità regionali italiane: le arance

pubblicato da Redazione il 15 novembre 2010

Vivendo in Italia, in una penisola che si estende per il Mediterraneo, baciata dal sole e da un clima mite, non ci rendiamo conto che per quasi tutto il resto del mondo la stagione delle arance è l’estate. Ma noi, come gli spagnoli e le popolazioni del Nord Africa, siamo un popolo fortunato, e possiamo permetterci di considerare le arance un frutto prettamente invernale.

Originarie della Cina, vennero importate nel bacino Mediterraneo dagli arabi, per poi giungere in Europa grazie ai portoghesi nel XIV secolo.

Già allora la regione in cui veniva maggiormente coltivata era la Sicilia. Pur essendo coltivata anche in altre regioni italiane, coma la Liguria, la Toscana e la Lombardia (nel microclima intorno al lago di Garda), solo l’arancia rossa di Sicilia si fregia dell’Indicazione Geografica Protetta. La Tarocco, la Moro e la Sanguinello sono le tre produzioni siciliane concentrate nelle provincia di Catania, Siracusa, Ragusa ed Enna.

Ma come mai rosse? Il colore è dovuto all’alta concentrazione di un antiossidante per eccellenza, i pigmenti antociani, che producono, appunto, il colore rosso vivo della polpa.

La Sicilia ha anche lanciato un’iniziativa molto interessante: con l’associazione Mondo Arancio si possono adottare degli alberi da frutto, aumentando la tracciabilità dei prodotti, sostenendo il territorio e le colture tradizionali. Mondo arancio si occupa della raccolta dei frutti degli alberi adottati e della consegna a casa dei soci delle arance siciliane.

Adottando un albero di arancio o di ulivo non solo si difendono i prodotti della nostra terra, ma si aiuta a preservare il paesaggio, coltivato dagli agricoltori con passione e dedizione.

E ovviamente le arance non solo si mangiano, ma possono far parte della nostra tavola dall’antipasto al dolce, iniziando magari con la tipica insalata siciliana di finocchi e arance, per passare dalla Francia con la sua famosissima anatra all’arancia e per approdare ancora in Italia con il dolce, in uno dei mille modi in cui le arance sono cucinate e servite. Senza dimenticarsi di uno dei prodotti preferito dagli inglesi: la marmellata di arance amare, della quale sono golosi fin da tempi antichi, quando importavano le arance amare direttamente dal Nord Africa.

Prodotti regionali italiani: il fico d’India

pubblicato da Redazione il 2 settembre 2010

Entriamo in questi giorni nel pieno della stagione di uno dei prodotti più succulenti d’Italia, il fico d’India.

Originario del Centro America, importato in Europa nel XVI secolo, il fico d’India è un cactus che può raggiungere i 5 metri di altezza. In Italia viene coltivato soprattutto in Sicilia, ma anche in Puglia, Calabria e Sardegna.

La Sicilia è anche la patria del Ficodindia dell’Etna (scritto proprio così, tutto attaccato), a Denominazione di Origine Protetta. Prodotto sulle pendici laviche del vulcano siciliano, viene coltivato nello stesso modo da secoli. Si può assistere a una prima fioritura tra maggio e giugno, che porterà poi alla completa maturazione dei frutti entro agosto. Per ottenere dei frutti migliori si applica la tradizionale tecnica della scozzolatura: si eliminano i primi frutti fioriti per ottenerne degli altri più grossi e gustosi. Una seconda fioritura avviene tra settembre e dicembre e dà luogo, come per il fico, ai fioroni. Ciò che caratterizza il ficodindia dell’Etna DOP non è solo la produzione, ma anche forma, qualità e colore, che può andare dal giallo-arancio al rosso fuoco.

I fichi d’India, crescendo anche nei climi più caldi ed essendo poco bisognosi di acqua, rappresentano una risorsa insostituibile in molti paesi. Dal sapore estremamente zuccherino, sono ricchi di minerali e vitamina C.

Consumati freschi, si prestano anche a molte preparazione culinarie, come liquori, gelatine, marmellate.

Famosi sono il rosolio di fico d’India e i Mastazzoli, tipici dolci siciliani la cui ricetta risale al Regno delle Due Sicilie: la polpa viene cotta a lungo e se ne ottiene un impasto caramellato che viene messo in formine di porcellana e lasciato raffreddare al sole. Viene poi servito spolverato di noci e zucchero a velo.