pubblicato da Redazione il 7 giugno 2010
Per la quarta intervista dello sfizio abbiamo scelto un bravo wine blogger, Jacopo Cossater, “cresciuto a pane e sangiovese”.
Il suo blog, Enoiche Illusioni, racconta di degustazioni e piccole passioni quotidiane. Veneto, cresciuto in centro Italia, vive oggi a Perugia, dove si occupa di vino, cibo e comunicazione. È stato uno dei promotori di Media 140 Food&Wine, di cui vi abbiamo parlato qualche mese fa.
Ecco le sue parole.
Ciao Jacopo! Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?
Il fatto è che prima dovrei capire quale sia la mia città di origine. Dico davvero: sono nato a Verona ma sono andato via molto prima di cominciare ad avere un po’ di consapevolezza a proposito di quello che mangiavo e, soprattutto, quello che bevevo. Da questo punto di vista sono cresciuto, come palato, nel centro Italia, a pane e sangiovese. Oggi vivo a Perugia e, soprattutto in città, si è persa molto la figura del ristoratore come artigiano, capace di tramandare saperi lontani. C’è stato un cambio generazionale, e sono tanti i giovani che fanno questo mestiere con passione. Per dire io vado spesso in un piccolo locale, si chiama Civico 25 e lì si avverte chiaramente la tensione verso la ricerca del buono, e penso in particolare alle carni, ai salumi e, in particolare, ai vini. Al loro bancone alcune delle mie serate più sfiziose.
Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?
Partire e riuscire a portare a casa un insieme di sapori e di odori è bellissimo. Ecco, e poi magari ritrovarli nei momenti più inaspettati, bellissima sensazione. Quando viaggio ovviamente mi piace molto cercare di immergermi nel locale, come tutti in fondo. In particolare sono spesso ospite estivo di alcuni amici calabresi. Non capisco bene quale possa essere il motivo, ma mai come lì riesco a toccare con mano il legame fortissimo con le tradizioni in cucina. E’ una festa di sapori: dalla ‘nduja alla soppressata (particolari salumi), dalla Fileja (una pasta) alle melanzane. Ma anche le carni, i sott’oli, il pesce ed i formaggi in un crescendo corale. Tornato a casa, la dieta.
Devi vestire i panni di Cercasfizio: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?
Cercherei street food, cibi di strada, capaci come pochi altri di raccontare usi ed abitudini. Su tutti il Fritolin, a Venezia, un cartoccio pieno di paranza fritta da mangiare passeggiando per le calli, purtroppo difficilissimo da trovare. Ma ce ne sarebbero tantissimi altri.
Puoi scegliere un personaggio reale o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?
Pensa passeggiare per Brera con Fausto Bertinotti che ti accompagna ad assaggiare i piatti della tradizione, tra una costoletta ed un riso al salto. Girare per la Côte de Nuits, in Borgogna, con Fabio Capello, cercando i migliori cru. O girare la Toscana, senza meta precisa, con Jay McInerney e Bret Easton Ellis. Ecco, mi piacerebbe farmi accompagnare da qualcuno che stimo molto ma completamente decontestualizzato dalla propria normalità.
Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?
Io quando mi vedo portare davanti una fiorentina (quella vera, di almeno un chilo, alta cinque o sei centimetri) non capisco più niente. È goduria e divertimento. Abbinaci un sangiovese di ispirazione classica, magari un Chianti, ed eccolo, lo sfizio.