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Bolzano e Merano, Natale… ma non solo: un itinerario del Cercasfizio Luca Boggio

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 20 dicembre 2011

Inizio premettendo che l’ultima volta che sono stato a Bolzano e Merano è stata in occasione dei mercatini di Natale, per cui probabilmente questo mio itinerario risentirà un po’ del clima particolare che si respira in questi luoghi in questo periodo dell’anno.

Tuttavia ho avuto modo di passare da lì anche in estate e devo dire che, qualunque sia la stagione in cui li si visita, sono sempre attorniati da un’aurea di magia. Sia che siano prese d’assedio dalla morsa del freddo, sia che siano baciate dal caldo sole estivo, sono due città che riescono sempre ad offrire il meglio di se stesse, offrendosi allo sguardo del visitatore da prospettive diverse.

Ciò che non cambia mai e che entusiasma sempre, indipendentemente dalla stagione è la cucina sudtirolese, di difficile definizione e classificazione: né italiana né tedesca, lascia un’impronta duratura e piacevole sul palato e nel ricordo del goloso visitatore che si lascia sedurre dal richiamo dei gusti nuovi.

Prima tappa – Merano e i suoi gustosi spuntini veloci

Merano è incantevole: sembra uscita direttamente da un libro di favole. Con le casette tirolesi dalle facciate colorate, le stradine con i portici ed i negozietti di alimentari ed artigianato tipico sembra appartenere ad un altro mondo, ad un’altra vita.

Il mio ricordo dell’incontro di Merano è quello di un’eterna passeggiata nei vicoli… dopo un breve pit-stop alle terme, che si trovano praticamente in centro. Stare in ammollo nell’acqua calda nelle vasche all’aperto, con le montagne innevate attorno è stata davvero un’esperienza incredibile, da fare almeno una volta nella vita (per altro alle terme veniva offerta al visitatore una buonissima mela da colture del luogo) rilassante e rigenerante.
Diciamo che è stata una parentesi salutistica… prima di lanciarmi alla scoperta dei “peccaminosi” gusti di alcuni prodotti tipici altoatesini!

Come vi ho detto poco fa, il mio ricordo di Merano è quello di un’eterna passeggiata, anche perché non ho smesso di camminare nemmeno mangiando, dato che il mio pranzo è stato costituito da una lunga serie di spuntini “on the road”: le vetrine dei panifici erano troppo invitanti, e i chioschetti natalizi che vendevano una grande varietà di stranezze culinarie esercitavano un’attrazione non controllabile.

Passeggiare, sia che sia inverno ben coperti fra le casette di legno illuminate a festa con l’aroma alcolico e speziato del vin brulè che aleggia nell’aria, sia che sia in estate lungo le sponde del torrente Passirio, è ancor più piacevole se “accompagnati” dal pane bretzel e dal “grissino del contadino”.
I bretzel sono quegli strani “panini” a forma di nodo allentato, di pasta soffice e leggermente salata… che già sono buoni così, ma diventano deliziosi (anche se non facilissimi da addentare se si è avuto l’insana idea di non dotarsi di un piattino con posate) se farciti con lo speck, altra delizia del posto.
Il grissino del contadino invece è stata la scoperta culinaria dell’anno 2010: non saprei dirvi con precisione gli ingredienti… ma è un piccolo panino soffice all’interno e più croccante all’esterno, nel cui impasto sono compresi anche ingredienti quali dadini di speck e porri.
Insomma tutti cibi semplici ma davvero squisiti e sfiziosi.

Dopo questa serie di spuntini fatti passeggiando e curiosando qua e là, ho deciso di concedermi una breve sosta alla pasticceria Koenig per gustare al meglio un’altra specialità altoatesina, e cioè lo strudel di mele: in questa pasticceria, che opera a Merano da più di cento anni ed è un’istituzione anche per gli abitanti del luogo, quella casta mela che abbiamo gustato nella sua veste più pura e sana alle terme, si svela al palato nella sua veste più peccaminosa. Una delizia che nulla ha a che vedere con quelle che siamo abituati a comprare confezionate nei nostri supermercati.
Il problema è fermarsi perché le creazioni di questa pasticceria sono moltissime e tutte sembrano buonissime… ma avevo già pianificato altre tappe culinarie a Bolzano e, con grande rammarico, ho dovuto fermarmi qua.

Seconda tappa – Bolzano e il cioccolato

Bolzano è una piccola città, ma piena di storia e di angoli suggestivi: per scoprirla al meglio vi consiglio di affidarvi ad una guida (l’ufficio del turismo, che si affaccia sulla centralissima piazza Walther, saprà darvi tutte le informazioni utili) che vi spieghi in maniera sistematica le ragioni che sono alla base di tutto quel fascino che già così, a pelle, mi ha conquistato senza che nemmeno me ne accorgessi. Soprattutto nel periodo natalizio la vita sembra tutta concentrarsi in piazza Walther con i suoi stand gastronomici e di addobbi, in via dei Portici (nucleo dell’antica città di Bolzano) ed in piazza del Municipio con il suo mercatino dell’artigianato: tutto attorno è una sinfonia di lingue di visitatori che vengono da tutta Europa e di tedesco (lingua parlata dalla maggioranza della popolazione).

Ed in piazza Walther si affaccia un angolino goloso di tutto rispetto: la Moccaria Loacker. Oltre ad essere un negozio dove poter acquistare una vasta gamma di prodotti a marchio Loacker, è anche una caffetteria-cioccolateria dove poter gustare dolci a base di cioccolato ma soprattutto un’ottima cioccolata calda in tazza. Nel periodo natalizio è presa d’assalto: non c’è nulla di meglio che sottrarsi per una mezz’ora dal rigore del freddo, sorbendo lentamente una tazza di ottimo cioccolato mentre fuori dalla vetrina si osservano le persone affaccendarsi con le confezioni regalo e le carrozze trainate da cavalli che portano in giro per la città turisti entusiasti di fare un balzo indietro nel tempo. Pur essendo un punto vendita di un grande marchio globale, all’interno si respira l’aria di un piccolo negozio di paese, dall’arredamento semplice ed accogliente dove la presenza dell’aspetto pubblicitario non è per niente invadente o fastidioso.

Se per caso capitaste in Bolzano nel periodo estivo la Moccaria Loacker saprà comunque tentarvi con una ricca offerta: dall’onnipresente strudel (lo confesso: assieme alla cioccolata in tazza ho provato anche quello ed è buonissimo) a dolci ti vario tipo e bevande fresche. Sebbene sia un piccolo paradiso per golosi…prima o poi, purtroppo, bisogna uscirne.

Terza tappa – E per finire… Canederli!

Non sarebbe stato possibile lasciare Bolzano senza prima assaggiare i tanto decantati canederli, piatto tradizionale della cucina altoatesina, che ha le sue radice nei tempi andati quando nelle cucine dei contadini vigeva il detto “non si butta via niente”. L’ingrediente principale infatti è il pane raffermo, impastato con uova, latte e gli avanzi di carne: oggi il gustoso speck della zona ha preso il posto della carne avanzata di un tempo, e spesso nell’impasto si trovano anche cipolline, prezzemolo o formaggio.

Ho scelto di mangiarli al ristorante “il Cavallino Bianco” che risulta essere la più antica trattoria della città e che mi è stata consigliata da alcuni abitanti del posto, ed in effetti è stata un’ottima scelta: il locale (molto affollato e frequentato anche dagli abitanti) ha un che di austero e rustico, è molto ampio, ha lunghe tavolate e ricrea un’atmosfera molto piacevole. I canederli in brodo, come detto, erano squisiti così come il “piatto del contadino”, piatto di carni miste davvero ricco e vario. Il tutto accompagnato da un’ottima birra.

Per smaltire la cena abbondante la cosa migliore è concedersi una passeggiata fra le strade illuminate da lampioni vecchio stile, percorse a tutte le ore dalle biciclette e da qualche calesse che ancora porta a spasso qualche nostalgico turista. Proprio durante questa passeggiata ho notato un particolare curioso: alcuni locali che, nonostante il rigore invernale, hanno i tavolini fuori permettono agli avventori di godersi un bicchiere di vino all’aperto mettendo loro a disposizione delle coperte in cui potersi avvolgere per tenersi caldi.
Un’esperienza insolita per un genovese ma alla quale, vista la stanchezza e la giornata impegnativa dal punto di vista delle calorie assunte, ho dovuto mio malgrado rinunciare.

Appuntamenti sfiziosi: la millenaria fiera di Santa Lucia

pubblicato da Redazione il 10 dicembre 2010

Il 13 dicembre è Santa Lucia.

La celebrazione di questa festa è una tradizione di alcune zone d’Italia e si può paragonare alle celebrazioni analoghe di San Nicola, di Babbo Natale o della Befana. Lucia è la santa protettrice degli occhi e della luce. Sono molte le tradizioni religiose che festeggiano la luce in periodi vicini al solstizio d’inverno, come ad esempio la festa ebraica di Hanukkah.

Nel Nord del Paese l’usanza è che i bimbi più piccoli scrivano, in una letterina, i doni che desiderano ricevere e, la notte prima del 13, leghino alle finestre dei mazzetti di fieno per l’asinello che porta la santa, a cui lasciano biscotti e arance o una tazzina di caffè. I bambini non possono vedere Santa Lucia, che butta un pizzico di cenere negli occhi dei più curiosi. Solo chi ha dimostrato di meritarsi i doni al risveglio troverà i biscotti o i regali lasciati da Lucia.

In molte città, nei giorni di Santa Lucia, vengono organizzati mercatini natalizi, fiere dell’artigianato e bancarelle in piazza. Quella che vorremmo suggerirvi per questo weekend, per entrare nell’atmosfera natalizia e iniziare a pensare ai regali di Natale, è la millenaria fiera di San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini, la più antica della zona. Potete leggere il programma della manifestazione qui.

La fiera sarà un’occasione di festa per tutto il paese, con eventi dislocati in angoli diversi. Ci saranno in vendita i prodotti tipici locali e le cantine saranno aperte per le degustazioni, verranno messi in mostra gli attrezzi agricoli di un tempo e l’artigianato artistico locale, verranno distribuite castagne e vin brulè. Una occasione per scaldare cuore e spirito, nel solco della tradizione regionale.

Buon weekend da La Bottega di Olivia&Marino!

I mercatini di Natale

pubblicato da Redazione il 26 novembre 2010

Una tradizione altoatesina, il giro dei mercatini di Natale è divenuto negli ultimi anni una tradizionale gita dicembrina per molti italiani.

Le mete preferite con i mercatini più belli, estesi e interessanti sono sicuramente Bolzano, Bressanone, Brunico, Merano e Vipiteno.

Pronti per un tour infinito in un circo di oro, decorazioni, candele e profumi natalizi?

A Bolzano il mercato, uno dei più grandi, si svolge in pieno centro, in piazza Walther, tra i palazzi antichi e il Duomo. Tra biscotti, cannella, vin brulé e speck, circondati da musiche natalizie, alla scoperta di un bianco natale fatto di addobbi tradizionali e prodotti gastronomici. Potete anche scoprire la città seguendo i consigli della nostra community, alla scoperta di Bolzano vista con gli occhi di chi ci vive.

Piazza Duomo a Bressanone si tinge a festa e si riempie di atmosfere tirolesi, fatte di legno, decorazioni e leccornie per trasformare l’intera città in una favola nordica.

Anche Brunico e Vipiteno offrono dei mercatini meno estesi ma non per questo meno suggestivi. Nel centro delle due città si scandagliano le bancarelle di legno, con le loro luminarie e i profumi del Natale.

Con il suo clima mite, Merano, circondata da maestose cime innevate a contrasto delle passeggiate bordate di palme, offre come tutte le altre cittadine altoatesine un mercatino fatto di luci, note natalizie e vivaci colori che contraddistinguono le bancarelle.

I dintorni di tutte queste città, tutte da scoprire, non so di certo da meno e offrono la possibilità di passeggiate sulla neve, come il romantico itinerario segnalato dalla nostra community, tra Naturno, Merano e Verona.

Buon weekend da La Bottega di Olivia&Marino!

Intervista dello sfizio #10: Apest di Food&Crafts

pubblicato da Redazione il 19 ottobre 2010

Chiara, in rete “Apest”, è la mente dietro a Food&Crafts, un blog che si occupa soprattutto di cibo, sfizio, ricette, e tutto ciò che ruota intorno alla buona tavola. Originaria di Voghera, è un’appassionata di tutti i prodotti tradizionali della sua zona. L’abbiamo intervistata!

Ciao Chiara! Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Sono nata e cresciuta a Voghera, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, un luogo ricco di prodotti tipici locali ed altrettanti specialisti gastronomi ma soprattutto enologi… Potrei citare moltissimi posti di perdizione culinaria ma mi limiterò ai due ai quali sono più legata: il primo riguarda la tradizione natalizia della pasta ripiena, il pastificio Savignoni. Non c’è natale a Voghera senza agnolotti e i famosi ravioli ripieni di brasato tipici della nostra zona, e quelli di Savignoni sono i più buoni e rinomati: si arriva a fare il pomeriggio intero in fila il giorno della vigilia di Natale per accaparrarsi i preziosi quadrotti di pasta.
L’altro sfizio che mi sento di condividere riguarda il famoso salame di Varzi, quello però prodotto dall’azienda Thogan Porri, che fino all’anno scorso si poteva trovare nel negozio di alimentari di famiglia in via Papa Giovanni XXIII ora chiuso, mentre ormai occorre fare una visita fino al salumificio poco fuori Voghera, in località Cecima. Adoro il particolare salame impregnato al barolo che usavamo per i panini della merenda!

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Qualche tempo fa partivo spesso con un paio di amici per dei tour gastronomici in giro per l’italia, quello che più mi è rimasto nel cuore riguarda l’Umbria ed in particolare Norcia: al di là dei negozietti di salumi per i turisti siamo capitati in una trattoria fuori dai giri guidati dove una nonna deliziosa con altre due donne tiravano a mano i pici che avremmo poi mangiato qualche minuti dopo con dei porcini favolosi. Quello che ho notato con stupore era la cura nel lavorare e l’allegria di questo trio affiatatissimo nonostante il caldo incredibile e la ripetitività dei gesti: c’era un’atmosfera familiare e accogliente e il fatto che fossero le donne a preparare da mangiare per tutta la trattoria mi ha fatto riflettere sul fatto che sono le mamme le vere cuoche per eccellenza in questo mondo moderno di chef maschi stellati, orgogliosi e impettiti.

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Per il prossimo weekend prenderei la macchina e mi farei un bel giro dei formaggi delle valli bergamasche: dal casera alle formagelle fresche e stagionate, toma formai e bitto fino al bombolone del monte Pora sciolto sulla “pioda” per poi scovare una trattoria che faccia gli “scarpinocc de Parr” a mano: pasta ripiena di scioglievolissimo sapore formaggioso!

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Ci ho pensato a lungo ma non ho un personaggio preferito particolare con cui passare un weekend sfizioso: so però con molta certezza che dovrebbe essere aperto a sperimentare nuovi gusti e pietanze senza remore e pregiudizi, avere una vispa curiosità, voglia di esplorazione e senso dell’avventura. Probabilmente Einstein sarebbe il mio accompagnatore ideale, qualche candidatura?

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Io adoro il salato, in particolare i salumi. Voglio dire, sono nata in mezzo ai salami di Varzi e alle coppe Piacentine… È facile per me dire che il mio personale sfizio è una fetta di coppa ben stagionata non troppo sottile avvolta ad un grissino salato, o meglio ancora che farcisca due fette di “Micca”, il pane vogherese a crosta sottile e con molta mollica soffice (ben diverso dalla micca milanese) per una merenda d’eccellenza con un bicchiere di Bonarda pavese. Mi piace andare a cercare i salumi negli alimentari dei paesi collinari intorno a Voghera, è divertente e si scoprono nuovi sapori e vecchie persone con tanto da raccontare. Lo sfizio comprende anche il contorno di esperienza, non solo il cibo in sé, per me, soprattutto è un’avventura che riesco a concedermi poco a causa degli impegni… ma lo sfizio dev’essere un lusso che ci si concede come una ricompensa, no?

Di Virgilio e La Scarabattola: i presepi di Napoli

pubblicato da I Cercasfizio il 2 dicembre 2009

C’è un’antichissima strada nel cuore di Napoli nota per lo straordinario carosello di colori e creatività: San Gregorio Armeno è la famosa via dei presepi dove risiedono le botteghe specializzate nell’arte presepiale. L’esposizione di statuine avviene tutto l’anno, ma è soprattutto dal mese di novembre fino a Natale che la produzione diventa febbrile: curiosi e turisti si affollano ad ammirare le scene tradizionali della natività e i personaggi di attualità che, puntualmente, vengono miniaturizzati.

La tradizione creativa: “Di Virgilio”

Una delle botteghe più famose della zona per la lavorazione artigianale della terracotta napoletana è “Di Virgilio”, famiglia che dal 1830 tramanda di generazione in generazione questa antica arte creativa. Il più giovane della famiglia, Gennaro (Genni), ha mostrato fin da bambino un innato talento artistico: è stato proprio lui ad aver introdotto la realizzazione di statuette di personaggi celebri e di attualità, portando il suo punto di vista scanzonato e giocoso nella tradizione di questa antica lavorazione artigianale. L’originale connubio tra innovazione e tradizione si è rivelato essere un fortunato mix che ha decretato il successo di questa storica bottega artigianale: impossibile non fermarsi a curiosare tra i numerosi personaggi del gossip nostrano che spuntano, moderni e colorati, nella cornice delle classiche statuine presepiali. Sbirciate la bottega nel video qui sotto!

Genni di Virgilio e Pietro

La reinterpretazione dei classici: “La Scarabattola

La reinterpretazione delle scene tradizionali è invece il filo conduttore che guida la produzione artistica dei fratelli Scuotto, un’intera famiglia che, dal 1996, collabora nella bottega d’arte “La Scarabattola”, in via dei Tribunali. Oltre alle figure presepiali, il laboratorio realizza opere in bronzo (come il realistico busto di Antonio de Curtis o il Cristo Velato ispirato al modello dello scultore Corradini), in legno e pietra. La nostra chiacchierata col titolare Raffaele, raccolta nel video qui sotto, ci introduce in una dimensione caratterizzata da demoni e superstizioni, che la tradizione napoletana ha da sempre cercato di esorcizzare attraverso rappresentazioni irriverenti e scanzonate. Tradizione e passato sono fonte di ispirazione per creare ex novo scenari insoliti, di volta in volta contestualizzati nella nostra epoca; c’è un mondo di diavoli e demoni, incredibilmente realistici, rappresentati in maniera dissacrante, quasi a voler esorcizzare la paure del nostro tempo.
Vi state ancora chiedendo cosa sia una scarabattola? Ascoltate, nel video qui sotto, Raffaele Scuotto che ci introduce nell’universo artistico della sua creativa famiglia…

Raffaele Scuotto de La Scarabattola, con Silvia

Pronti per una nuova partenza: verso Padova e Treviso

pubblicato da I Cercasfizio il 1 dicembre 2009

Dalla vivacità di Napoli e dai paesaggi soleggiati della Costiera Amalfitana, questa settimana il tour dei Cercasfizio ci porterà sul versante Nord-Est dello stivale.

Prato della Valle, a PadovaPadova, Asolo e la zona del trevigiano saranno le destinazioni del nostro prossimo weekend, o meglio i punti di partenza da cui scoprire gli sfizi e i segreti di questo territorio ricco di sapori e specialità enogastronomiche. Come sapete, i vostri suggerimenti ci faranno da guida per conoscere meglio i luoghi che andremo a visitare, per apprendere tradizioni locali e apprezzare arti e mestieri propri di questi luoghi affascinanti.

Chissà se respireremo già la magica atmosfera del Natale, magari abbinata a qualche piatto della tradizione veneta

Ci siamo già messi all’opera per conoscere meglio Treviso e Padova grazie agli Itinerari dello sfizio che sono stati inseriti sul sito di Olivia & Marino. Ma ora tocca a voi: se foste diretti in questa zona, cosa non vi fareste scappare? Paesi, laboratori artigiani, osterie, luoghi d’arte e cultura: ci aiutate a scoprirli?