pubblicato da Redazione il 28 settembre 2010
Mario Liuzzo è il nostro Cercasfizio calabrese, uno dei cinque inviati scelti da La Bottega di Olivia&Marino per raccontarci del Sud Italia. Finora ci ha dimostrato una grande passione per questo compito speciale, caricando sul sito www.oliviaemarino.it itinerari ricchi di tappe originali e scatti gustosi. Ecco la nostra intervista a Mario, in cui lo conosciamo un po’ di più.
Ciao Mario! Quali sono le caratteristiche migliori della tua terra d’origine, la Calabria?
E’ difficile sintetizzare le caratteristiche migliori della Calabria in poche righe. Una peculiarità della terra calabrese è la compresenza di mare e montagna a breve distanza: attraversando la regione il paesaggio cambia e si trasforma radicalmente. Dalle coste tirreniche ai monti e laghi della Sila, dalla macchia mediterranea alla vegetazione d’alta quota, dall’Aspromonte alle spiagge ioniche. Spiagge affollate d’estate, non solo di turisti: sono state scelte anche dalle tartarughe marine caretta caretta come luogo di nidificazione. Un’altra caratteristica che mi affascina è la presenza di tradizioni antichissime, derivate dalle varie influenze culturali che la Calabria ha accolto, amalgamandole con le leggende locali e la religione. Non di rado le usanze popolari sfociano in un curioso miscuglio di Sacro e Profano. La stessa contaminazione è presente anche a tavola. Il mangiare bene e in modo abbondante assume quasi la forma di un rituale. Dal punto di vista prettamente sociale, infine, non posso non citare l’ospitalità calabrese. Nel 1847 Edward Lear, viaggiatore, scrittore e illustratore inglese, riguardo al suo viaggio a piedi alla scoperta della Calabria scriveva: “Il sistema di viaggio che io e il mio compagno adottammo… era il più semplice e meno costoso: abbiamo infatti compiuto l’intero viaggio a piedi. In quelle province non ci sono alberghi e il viaggiatore può sempre contare sull’ospitalità di qualche famiglia, in ogni città”.
Descriviti con un proverbio…
“Al contadino non far sapere com’è buono il formaggio con le pere.” Naturalmente io sarei il contadino. Ma la bontà del formaggio con le pere la conosco già!
Da quanto coltivi la tua passione per la fotografia?
Ho sempre guardato alla fotografia con interesse sin da ragazzino, senza mai studiare a fondo la tecnica. Poi la passione è aumentata con la diffusione delle macchine fotografiche digitali che hanno abbattuto i costi e i tempi di sviluppo. In questo modo ho iniziato a fare prove e a scattare un po’ dappertutto tentando di cogliere simmetrie, prospettive, situazioni. Il tutto cercando di imparare a usare un po’ meglio la macchina fotografica che avevo tra le mani. E, in fin dei conti, è quello che continuo a fare anche adesso.
Quale piatto speciale colleghi alla tua infanzia?
Alla mia infanzia collego diversi ricordi legati al cibo. Quello più speciale però non riguarda un piatto vero e proprio: è riferito al pane fatto in casa dalla nonna. Ricordo tutto il procedimento, l’odore che si sprigionava quando l’acqua tiepida veniva a contatto con la farina, il movimento ipnotico delle braccia della nonna mentre impastava a mano in una particolare vasca di legno adibita allo scopo, l’assaggiare le pagnotte croccanti appena tolte dal forno a legna…
Qual è il tuo primo ricordo legato al viaggio?
Il mio primo ricordo si riferisce a un viaggio organizzato in Campania. In quell’occasione non solo visitai Pompei ma, cosa elettrizzante per un bambino, venni portato fin sulla cima di un vulcano: il Vesuvio. In realtà allora rimasi un po’ deluso perché avrei voluto vedere scene da cartone animato. Naturalmente il Vesuvio era in stato di quiescenza e io mi accontentai di tornare a casa con una scatoletta contenente campioncini colorati di rocce vulcaniche.
L’ultimo sfizio tecnologico che ti sei tolto?
Recentemente nessuno. L’ultimo risale a diversi mesi fa: uno smartphone HTC Legend con Android, il sistema operativo di Google. Davvero sfizioso.