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Intervista dello sfizio #14: Lucia Tilde Ingrosso

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 17 giugno 2011

Milanese di nascita, toscana di adozione e cosmopolita di spirito: Lucia Tilde Ingrosso è una donna con un bagaglio di suggestioni ed esperienze – sia personali che professionali – ricco e stimolante, e con un carattere curioso e ricettivo nei confronti delle situazioni che la circondano.
Giornalista (per Millionaire) e scrittrice (è da poco uscito il suo nuovo libro 101 Cose Da Fare In Gravidanza e Prima Di Diventare Genitori, con Giuliano Pavone), ha una naturale predilezione per tutto ciò che è sfizioso – dalla tavola alle tendenze – e, dunque, non poteva non diventare anche un autore doc de La Bottega&Marino.

Abbiamo quindi sottoposto anche Lucia alla nostra ormai “tradizionale” intervista dello sfizio, chiedendole di raccontarci gli aneddoti più pittoreschi e gustosi della sua vita.
Ecco cosa ci ha risposto!

Parlami di un ricordo legato al passato, alla tua famiglia, alla tua terra, un sapore, uno sfizio…
Pur essendo nata a Milano, ho passato infanzia e giovinezza fra Umbria e Toscana. Mio padre era dirigente in Perugina. Il cioccolato a casa nostra non mancava mai. Io mangiavo le lenti (oggi Smarties) a manciate. Mi ricordo ancora di un uovo gigante arrivato a casa in regalo per Pasqua. E infatti la prima carie l’ho curata a due anni e mezzo. E pur tuttavia, continuo ad adorare il cioccolato, purché fondente.

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?
Alla vigilia del ballottaggio delle ultime elezioni milanesi, uno dei due candidati si è concesso una giornata di relax: gita in moto in Val Trebbia. Il fiume, il sole, un pranzo in trattoria. Questo per me è uno sfizio. Trovare il tempo per sé, nonostante tutto. Volersi bene. Mangiare in compagnia. Tra l’altro, quel candidato poi ha vinto.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?
Non ci sono limiti allo sfizio. E ogni luogo ha il suo. Potrei citare le squisite olive ascolane (ancora migliori, se assaporate in piazza Arringo, ad Ascoli), le semplici ma gustose friselle pugliesi (non troppo sponzate, con olio e pomodori genuini) o l’irresistibile chianina (da non perdere la sagra della bistecca, il 14 e 15 agosto a Cortona, Arezzo).

Uno sfizio milanese a cui non rinunceresti mai?
I marrons glacé della pasticceria Galli. Cari come il fuoco, ma deliziosi.

Conosciamo Giuseppe, Cercasfizio del Nord Est

pubblicato da Redazione il 22 dicembre 2010

Con questa intervista conosciamo meglio Giuseppe, appassionato di fotografia e buongustaio, Cercasfizio del Nord Est. Coi suoi scatti suggestivi ci porta a zonzo tra i colli piacentini e non solo…

Ciao Giuseppe! Nel tuo primo itinerario ci hai fatto scoprire i colli piacentini: cosa ti piace di più di questa zona d’Italia?

Nella mia prima tappa di candidatura parlo dei colli piacentini, luoghi dove ero già stato in precedenza, che avevo visto e visitato molto velocemente, ma che mi avevano colpito per i paesaggi, la storia e i sapori. Ci sono tornato per assaporare, con la dovuta calma, la bellezza di questi posti.

Qual è il tuo primo ricordo legato a questo viaggio?

Il mio primo ricordo di questo viaggio è aver visto queste colline ricoperte di migliaia di papaveri, una distesa di fiori rossi incastonati nel verde delle colline, uno spettacolo inaspettato, che ha evocato ricordi della mia infanzia, quando abitavo nella Lomellina.

E il primo ricordo legato al cibo?

Rcordo quando dopo due ore di girovagare tra le colline abbiamo trovato questa sperduta trattoria. Entrati con un po’ di timore ci siamo accomodati, ma già dagli antipasti siamo rimasti stupiti dai sapori: i tortelli sono stati il clou, il vino eccezionale, e la crostata fatta in casa, il tocco finale. La sorpresa il conto… irrisorio per la qualità del tutto.

Sei un amante della fotografia: cosa ti ha avvicinato a questa arte e qual è la sua prerogativa che più ti piace?

Nei viaggi mi accompagna sempre la mia macchina fotografica, passione nata forse dal fatto che non ho che quattro o cinque foto della mia infanzia. Allora, appena ci sono riuscito, me ne sono comprata una e da lì non mi sono fermato. A volte in una foto c’è racchiuso un piccolo mondo, un click di un centesimo di secondo può farti ricordare anni di vita. Amo la fotografia per questo.

Cosa ti lega alle terre del Nord Est?

Devo dire che non conosco a pieno il Nord Est. Quando ero bambino mio padre mi ci portava perché lui era di origine veneta. Ormai vivo da 35 anni a Milano. Ma ho molta voglia di riscoprire questi posti e fare il Cercasfizio è un aiuto in questo senso. Sto riscoprendo Rovigo, città di mio padre, Bolzano e la Val di Non.

Cliccate qui per il profilo di Giuseppe e tutti i suoi itinerari.

Conosciamo Viviana, Cercasfizio del Centro, e le sue passioni: il mare e la storia

pubblicato da Redazione il 13 dicembre 2010

Lasciamoci conquistare dalla passione di Viviana, Cercasfizio del Centro, quando parla della sua regione, del suo mare o dei suoi studi di storiografa.

Per scoprire gli itinerari di Viviana, visitate il suo profilo su il sito de La Bottega di Olivia&Marino.

Ciao Viviana! Parlaci del nickname che hai scelto per la community de La Bottega di Olivia&Marino, Vongola Feroce: da dove nasce?

E’ nato tutto la scorsa estate, scherzando con la più grande delle mie tre sorelle, Chiara. Si parlava del fascino della vita piratesca davanti ad una impepata mista, così abbiamo iniziato a storpiare i nomi dei molluschi e ad attribuirceli, in prospettiva di una possibile vita dedicata alla pirateria. Io sono diventata Vongola Feroce, lei Cozza Nera, e così via.

Qual è il tuo primo ricordo legato al viaggio?

Ho iniziato a viaggiare sin da piccolissima, dal momento che mia madre è lucana e parte dalla mia famiglia vive invece in Brianza. Ma il primo viaggio “vero” che mi ha profondamente segnata è stato il mio primo viaggio all’estero da sola, con Chiara, a sedici anni. Scozia, per la precisione Edimburgo. Non potrò mai dimenticare il vento che spazzava il Royal Mile la prima sera che siamo uscite. Ho provato un’euforia che difficilmente potrò dimenticare, la sensazione che avrei potuto arrivare ovunque avessi voluto, anche dall’altra parte del mondo, solo andando a piedi.

E il tuo primo ricordo legato al cibo?

Gli gnocchi di patate col sugo di maiale della mia nonna paterna. Ne preparava in quantità industriale, piazzando la spianatoia infarinata sul tavolo al centro della cucina. E forse a questo farei fare il paio col ricordo della mia nonna materna che faceva le orecchiette a mano. La spianatoia si era infossata nel punto dove lei le incavava.

Sei un’esperta e appassionata di storia: da dove nasce questa tua propensione verso una materia che molti considerano nozionistica e noiosa?

La storia è il più affascinante dei viaggi. Consente di scoprire mondi così lontani dal proprio, esattamente come quando si va in un posto totalmente sconosciuto. Questo mi ha sempre attratta, la diversità della vita che si è susseguita nello stesso luogo, mentre invece noi nell’immediato viaggiamo, ovvero ci spostiamo, per ottenere lo stesso risultato.

La storia è qualcosa di tremendamente vivo, se non si sa cogliere questo suo aspetto non la si può comprendere. È entrare nella testa di persone diverse da noi. Ed è anche una cosa che riguarda tutti noi. Ciò che viviamo oggi, sarà storia domani, e ciò che vivremo domani (se arriviamo a viverlo!), sarà storia dopodomani. È una porta sulla varietà, sulle infinite possibilità, sulla tolleranza. Sulla capacità di apprendere a sviluppare e applicare un modo di pensare criticamente. Quando ci si affaccia su questa porta è come se ti scoperchiasse la testa e di colpo si allargassero tutti i tuoi orizzonti. E una volta che si oltrepassa la soglia, non si può più fare a meno di questa vastità.

E poi, quando inizio a parlarne, non smetto più!

Dai tuoi itinerari si evince che ami molto il mare: riusciresti a viverne lontana?

Non credo, anche se quando ero piccola mi inquietava perché lo trovavo immenso e non controllabile. Ora, per lo stesso motivo, mi affascina profondamente. È davvero l’emblema della infinità delle possibilità: è una strada senza sentieri segnati che ti può portare ovunque vuoi. Se hai deciso la tua meta, nessuno potrà mai sbarrarti la strada per arrivarci quando scegli di passare per il mare. C’è sempre il piano “B” quando la strada è il mare. Sempre. Anche a costo di utilizzare un sommergibile! E poi del mare mi piace soprattutto il vento. Adoro il vento, sulla riva c’è sempre ed ha un profumo salmastro così delizioso…

Dai borghi ciociari e pontini agli Etruschi: cosa ci riservi per i prossimi itinerari?

Le mie versioni personali di Firenze e Roma, avevo pensato. Sono le mie due città di adozione, entrambe molto care al mio cuore, le città delle tre università che hanno segnato e segnano la mia formazione come persona e studiosa. La Ciociaria rimane sempre uno dei miei punti di riferimento. Non credo assolutamente di essere parziale quando affermo che la mia provincia di origine sia una terra meravigliosa e ricchissima, dalle potenzialità infinite, che merita di sicuro più attenzione. Per questo credo sia giusto raccontare quello che può offrire. La Ciociaria è un pochino burbera ma di cuore, quando offre sa essere molto generosa.

Le interviste dei Cercasfizio: Stefania De Agostini

pubblicato da I Cercasfizio il 4 novembre 2009

Non soltanto siamo riusciti a farci svelare la ricetta dei tradizionali pici co’ le briciole, ma abbiamo anche approfittato della gentile ospitalità di Andrea e Stefania per riprendere in video la preparazione di questo piatto semplice e delizioso.

Direttamente nella cucina del Convito di Curina, gli chef Stefania e Ervis in pochi minuti ci hanno presentato un piatto di pici talmente invitanti che Pietro non è riuscito a resistere alla tentazione di mangairne una bella forchettata (nonostante fossero appena le 11 di mattina)!

Le interviste dei Cercasfizio: da Burde con Paolo e Andrea Gori

pubblicato da I Cercasfizio il 4 novembre 2009

Vi abbiamo già raccontato che la cena tipica con degustazione dei vini di Castello d’Albola da Burde è stata un’occasione fortuita e fortunata per conoscere alcuni piatti autentici della tradizione toscana.

Nonostante le fatiche della serata, i fratelli Gori ci hanno dedicato un po’ di tempo per fare quattro chiacchiere: in questo primo video lo chef Paolo ci spiega come si prepara il celebre peposo e ci racconta la storia di un singolare ragù “scappato”.

Per concludere Andrea, sommelier ma anche blogger e appassionato di web e tecnologia, ci confida la sua “tecnica” per conciliare tradizione e modernità.