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Nuovo anno, nuovo sfizioso prodotto per La Bottega di Olivia&Marino: i Torcelli

pubblicato da La Redazione il 11 febbraio 2011

Febbraio sta per volgere al termine, le giornate si allungano… marzo è alle porte e già si respira aria di primavera!
Sappiamo già a cosa state pensando: passeggiate all’aria aperta, gite fuori porta e poi partite di calcetto nei prati con gli amici e biciclettate per la città.

E proprio in questo periodo dell’anno, per rendervi più gradevole il timido passaggio alla bella stagione, vi invitiamo ad assaporare l’ultima specialità nata nella bottega dello Sfizio di Olivia&Marino, i Torcelli!

Rustici e sfiziosi, dal gusto deciso e allo stesso tempo delicato, i Torcelli sono ottimi da consumare da soli come spezzafame, tra una chiacchiera con gli amici e un tiro al pallone, sulla panchina del parco, sui gradini del monumento più suggestivo della tua città o in coda alla mostra del momento.

Friabili e croccanti, i Torcelli sono altrettanto perfetti con i più svariati abbinamenti, con mousse di zucchine al basilico e primizie dell’orto o con del sofisticato prosciutto di Parma, o come ci suggerisce Tania Valentini, responsabile del blog di enogastronomia A Bagnomaria , con un tris di burri aromatizzati, alla maitre d’hotel, al salmone e all’erba cipollina. Leggi la sua Intervista. Noi abbiamo già l’acquolina in bocca!

E voi quali abbinamenti avete in serbo per i vostri Torcelli?

Intervista dello sfizio #11: Wenny di Wennycara

pubblicato da Redazione il 24 novembre 2010

Sara, in rete Wenny, gestisce il blog Wennycara, dove parla di cucina, fotografia ed emozioni. Lei vive nei dintorni di Firenze e con i suoi scatti ci regala colori e idee della zona. L’abbiamo intervistata.

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Sono nata e cresciuta alla periferia di Firenze, quindi quanto a scoperte e punti fermi in campo gastronomico non posso non fare riferimento al mio caro capoluogo toscano.

Parlare di sfizio a Firenze per me equivale a raccontare dei trippai storici del centro, quelli che aprono presto al mattino e che alle otto già vendono panini al lampredotto come fossero croissants. Quelli che trasudano fiorentinità da tutti i pori, e guarda caso proprio i loro concittadini sono i clienti più cari.

Comunque, per essere corretta e rispondere più adeguatamente alla domanda, posso dirti che la fiaschetteria-panineria “Nuvoli”, a due passi dal Duomo, riassume perfettamente il mio concetto di sfizio: un locale tradizionale e di vecchia data, che si sviluppa su un piano terreno ed una vasta cantina, offrendo quanto di meglio si possa cercare in quel di Firenze.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Il primo che ricordo chiaramente è un giorno passato a Pienza, qualche anno fa. In quell’occasione assaggiai i migliori pici al ragù che abbia mai mangiato: preparati a mano, naturalmente, ruvidi e grezzi, accoglievano il condimento come abbracciandolo. Davvero un piatto magnifico!

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Non ho dubbi: da Aniko, a Senigallia. E’ un locale molto particolare, gestito da Moreno Cedroni, un po’ chiosco un po’ bancarella, che si affaccia sul lungomare. Me ne parlò tempo fa un’amica, e da allora la voglia di provare il “panino con scaglie di baccalà, insalata e maionese di baccalà senz’uovo” si è impossessata di me!

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Sono tentata di risponderti che nessun personaggio sarà miglior compagno di viaggio gastronomico del mio fidanzato, curioso almeno quanto me se non di più… ma dovendo scegliere, mi oriento su Lewis Carroll. Chissà, che cosa riuscirebbe a farmi vedere “al di là dello sfizio”?

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Così, a bruciapelo, direi il classico panino preparato su due piedi, dal bottegaio “buono” incontrato sulla propria strada: due fette di ottimo pane toscano e qualche fetta di finocchiona tagliata a mano!

Stefania, una Cercasfizio nata

pubblicato da Redazione il 15 settembre 2010

Proseguono le nostre interviste ai Cercasfizio 2010 per conoscerli più da vicino.

Stavolta guardiamo a Nord Ovest, dove vive Stefania Arienti. I suoi itinerari, molto ricchi e appassionanti, svelano una attitudine da brava osservatrice. Potete sbirciare il suo profilo da cultore dello sfizio qui, nel sito de La Bottega di Olivia&Marino.

Ciao Stefania! Da grande viaggiatrice, ci dici cos’è che ispira i tuoi viaggi?

Ciao a tutti! Cosa ispira i miei viaggi? Direi il motore che sostanzialmente regola tutta la mia vita: un’insaziabile curiosità. Non devo mai cercare un motivo particolare per partire, ho la ‘malattia della valigia’ e infatti ne ho sempre una pronta per ogni evenienza! Colpa dei miei genitori, che fin da piccola mi hanno scorrazzata per i campeggi di mezza Europa, una volta cresciuta e diventata autonoma ho solo proseguito il mio Viaggio alla scoperta di nuovi luoghi, persone, culture, odori.. e ovviamente anche sapori!

Qual è il tuo primo ricordo legato al cibo?

Devo dire che i miei ricordi d’infanzia legati al cibo più che a un piatto particolare sono legati a delle ‘fotografie di vita’. I miei nonni avevano una casa in campagna con un orticello e da piccola ci andavamo spesso d’estate. Ricordo le corse in mezzo ai filari di pomodori (che spesso rubacchiavo e mangiavo direttamente dalla pianta senza lavarli) e la preparazione della passata fatta in casa al momento del raccolto, le passeggiate in mezzo ai boschi con mio nonno alla ricerca dei funghi o delle castagne e il fuoco nel camino sopra cui cucinavamo la carne alla piastra o le caldarroste.

Quale strumento utilizzi di solito per pianificare i tuoi viaggi?

Dipende dal tipo di viaggio. In generale non amo i pacchetti all inclusive, preferisco i viaggi ‘on the road’ in cui, prenotato il minimo indispensabile (volo e macchina, se non parto direttamente su strada), il resto del programma viene stabilito giorno per giorno in base all’ispirazione del momento per qualcosa letto sulla guida o per quello che mi trovo a incontrare sul cammino. Anche in caso di viaggi più complessi, normalmente faccio un programma di base dopo aver letto la guida del Paese in cui vado ma che può essere completamente stravolto una volta arrivata in loco.

Hai un piatto forte della tradizione lombarda che ci cucineresti?

In cucina amo sperimentare e mischiare ingredienti dalle origini più diverse, ma i piatti della tradizione sono sempre quelli che danno maggiore soddisfazione. Per questo il piatto lombardo che mi piace sempre proporre ai miei ospiti è il risotto, nelle varianti ‘alla monzese’ - con la luganega - o ‘alla milanese’, magari contornato da un bell’ossobuco per esaltarne il sapore.

Come individui le tappe dello sfizio per i tuoi itinerari?

Come dicevo sono una gran curiosona, per cui di ogni luogo in cui passo mi piace cercare di scoprire il più possibile, soprattutto le cose meno ‘ovvie’. Mi capita così di imbattermi in posti – che si tratti di ristoranti, musei o anche solo di cittadine e villaggi - magari non pubblicizzati sulle guide, in cui si respira un’atmosfera ‘genuina’ che permette di assaporare e apprezzare maggiormente le tradizioni e le abitudini locali. In altri casi, invece, si tratta di tappe che sono andata a cercare appositamente per vivere l’esperienza di un determinato luogo, già di per sè caratteristico a livello culturale e/o enogastronomico, da un punto di vista differente. Come sarà, per esempio, nel mio prossimo itinerario alla scoperta delle valli fra Sondrio e Lecco all’insegna delle sagre e dell’avventura!

Hai una bottega del cuore che ci vuoi svelare?

Anche se mi piace sempre scoprire cose e posti nuovi, ce ne sono parecchi che, per un motivo o per l’altro, rimangono da anni nel mio cuore e in cui mi piace tornare appena posso. Fra questi c’è una trattoria di Milano, incastonata nella splendida cornice dei Navigli, una delle zone che più adoro di questa città: il Coniglio Bianco. Sarà la comunanza di origini con il proprietario, brianzolo anche lui, sarà il nome che mi ricorda uno dei miei libri preferiti, l’atmosfera calda e accogliente dell’arredo ‘Vecchia Milano’ o l’ottima cucina di tradizione lombarda (con alcune escuriosni marittime di tutto rispetto!) accompagnata da una buona bottiglia di vino, ma ogni volta che mi concedo una cena in questo posticino mi sento come a casa.

Valentina, Cercasfizio: dal Salento a Milano

pubblicato da Redazione il 8 settembre 2010

Oggi iniziamo a presentarvi i nuovi Cercasfizio de La Bottega di Olivia&Marino, uno a uno.

La prima è Valentina, Cercasfizio del Nord Ovest: l’abbiamo intervistata!

Ciao Valentina! Cosa ti ha portato dalla Puglia fino a Milano?

Ciao! Ho lasciato il Salento e mi sono trasferita a Milano per motivi di studio: in realtà inizialmente avevo scelto un corso di laurea a Roma, ma dopo la maturità, una volta analizzate le offerte didattiche presenti nelle principali città italiane, Milano ha saputo convincermi.

Qual è il tuo primissimo ricordo legato al viaggio?

Una cosa buffa, che tuttora, quando l’affronto in viaggio, mi fa ridere: le luci delle gallerie. Spesso mi capitava di andare a trovare i miei parenti in Campania, e dalla Puglia occorre attraversare gli Appennini e alcune gallerie. Mi ricordavano i percorsi nei robot giapponesi! Continuavo a chiedere ai miei genitori: “Ce ne sono ancora?”.

Quale il primo ricordo legato al cibo?

Mia nonna che mi prepara i “panzerotti” di patate. Sono delle crocchette di patate lunghe e sottili, con pezzetti di menta. Sono davvero buoni, e da bimba mi divertivo ad aiutare mia nonna nel farli. E’ stata la prima ricetta che ho imparato.

Una città italiana che associ allo sfizio autentico?

Parma. Quando viaggio, mi informo sulle specialità del territorio e sui ristoranti storici. Quando sono stata a Parma, alcuni amici mi hanno indirizzato alla Trattoria Corrieri: ricordo ancora perfettamente la bontà dello gnocco fritto (che qui si chiama torta fritta) con i salumi  tagliati davanti a noi, sul momento, i tortelli di erbetta, patate e zucca, e mille altre specialità.

Da pugliese: cos’ha di tanto speciale il Salento?

Sicuramente la storia, molto sentita da tutti gli abitanti: tutti sono molto orgogliosi dell’eredità culturale che i Messapi, i Greci, i Turchi, senza dimenticare Federico II di Svevia, hanno lasciato anche nella quotidianità. Basta andare a Otranto e Santa Cesarea Terme per ritrovare molti elementi architettonici turchi, o fermarsi nelle cucine dei salentini per assaggiare un piatto tipico come la “pitta”, che ricorda molto la gastronomia greca (senza pensare che nove comuni parlano proprio il Griko). E poi è uno dei pochi posti dove puoi vedere alba e tramonto del sole sul mare solo percorrendo 45 km!

Lavori in una web radio: com’è la vita di redazione? Come Internet ha cambiato la radio?

La redazione di una web radio è molto stimolante. Tutti i meccanismi propri di una radio tradizionale si uniscono a quelli del web. La cosa più bella, ad esempio, è l’interazione tra ascoltatori e dj: avere un feedback con gli ascoltatori durante la diretta crea una complicità e una fidelizzazione unica. Le radio tradizionali usano gli sms, i fax o le email. Una chat è molto più veloce e permette anche agli ascoltatori di dare vita a nuove discussioni. In pratica a volte sono loro a “condurre” il programma. Internet secondo me è la risposta a una rinascita della radio, anche solo per la rimozione dei confini territoriali che le frequenze invece impongono. Abbiamo ascoltatori in tutta Italia, ma anche negli Stati Uniti.

Dove hai in mente di accompagnarci, coi tuoi prossimi itinerari?

Il prossimo itinerario sarà in Lombardia: alcuni amici in Val Camonica mi hanno incuriosito raccontandomi delle feste tradizionali che si tengono in questo periodo nella loro zona, come quella dedicata alla zucca. Armata di taccuino dei Cercasfizio, andrò alla scoperta!

Potete leggere il primo itinerario dello sfizio di Valentina cliccando qui.

Intervista dello sfizio #3: Michele Marziani

pubblicato da Redazione il 24 maggio 2010

Michele Marziani è autore di libri dedicati ai viaggi, al cibo e al vino. Cura un blog, Appunti di viaggio. Ha recentemente pubblicato “I sapori della terra di mezzo” per Guido Tommasi Editore, dove racconta il territorio compreso fra la Lomellina e la Valle del Ticino, tesoro da scoprire, a due passi da Milano. Ci ha concesso questa suggestiva intervista dello sfizio. Buona lettura!

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Rimini è rappresentata da un profumo, non da un personaggio, ma da quella meraviglia olfattiva e corale che è il pesce arrosto, la rustida. Ovvero, i sardoni, la saraghina, gli sgombri, gli spiedini di calamari e gamberi, i seppiolini cotti alla brace, sulla carbonella o nel focone… Quando ero bambino non c’era cortile o balcone da cui non si levasse il fumo odoroso del pesce arrosto, specie nella zona mare o nel borgo San Giuliano, tra le case dei pescatori dove è nato Federico Fellini. Lo sfizio è poi nel prendere la saraghina arrosto e metterla dentro alla piada appena cotta con il radicchio e la cipollina fresca. La saraghina, nel gran libro mai scritto dei dialetti italiani, è il nome riminese della sarda papalina.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

La potenza del mercato di Catania dove cammini in un altro mondo tra decine e decine di specie di pesci mai viste e coltelli che affettano il pesce spada, mani che puliscono le sardine, braccia che estraggono la polpa dei ricci, grida che si mescolano al sangue di capretti e agnelli che è un rivolo come in un sacrificio permanente e poi i formaggi a pasta filata, le ricotte… Alla fine tiri il fiato, bevi Selz e limone: sesselimone, come dicono lì, strasciando il doppio senso. D’altra parte ho capito che il cibo può essere una strada per raccontare proprio leggendo un articolo sui sapori delle pendici dell’Etna scritto da Giuseppe Fava, giornalista catanese ucciso dalla mafia. Leggendo di quelle salsicce piccanti e focose e del vino nero e denso dello stesso colore del vestito delle donne ho capito che il cibo è il racconto di un popolo, oltre che di una terra…

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Sui monti dell’Irpinia, alla ricerca di certe bottiglie di Aglianico rabbiose, disposte a essere domate, a diventare meravigliose, eleganti e vellutate solo col passare degli anni, molti anni… In mezzo ai valloni dei briganti, tra i funghi, le castagne, i tartufi, le nocciole, l’olio d’oliva, gli agnelli, i formaggi, le carni, una natura selvaggia, un’ospitalità dimenticata altrove. C’è un timbro del sud in mezzo ad una montagna che nessuno conosce. Sarebbe un weekend allo sbaraglio alla ricerca di sapori montani, di una Campania influenzati dalla vicina Puglia e dal non lontano Molise, da una cultura del Meridione che si può capire solo lasciandoti travolgere da un abbraccio olfattivo, visivo, narrativo unico al mondo.

Ho scelto con fatica, tradendo gli alpeggi della Valsesia, i pastori di Elva ai confini con la Francia, i salumi e le patate della Carnia, i fagioli del Bellunese, i vini del Carso, i latticini lucani che ti ricordano Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, le trattorie lungo il Po… Potrei elencare una serie infinita di luoghi magici in Italia dove passerei il mio prossimo weekend.

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Sancho Panza e Pepe Carvalho, lo scudiero di Don Chisciotte e il detective gourmet di Manuel Vàzquez Montalbàn, forse perché amano il cibo, sicuramente perché sono spagnoli e la Spagna è il luogo dove l’eccesso e il piacere sanno farsi poesia, spesso più che da noi in Italia dove dei sapori, quelli veri, quelli di casa, a volte un po’ ci vergogniamo perché raccontano il nostro passato contadino. Non possiamo dimenticare che gli spagnoli fanno, ad esempio, i prosciutti più buoni del mondo perché hanno mantenuto un’agricoltura antica che noi abbiamo dimenticato. E i prosciutti migliori li avremmo noi, altroché… Poi Poldo, l’amico di Braccio di Ferro che mangia hamburger di continuo, perché mi ricorda che il cibo è popolare. E mi fa venire in mente che gli americani, riassumendo a memoria quello che racconta la scrittrice Mary Frances Kennedy Fisher, dei buoni sapori spesso non capiscono nulla, ma quelli che comprendono lo fanno più degli altri perché non hanno nazioni o campanili da difendere.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Mantenere un mare pulito e pescoso in una nazione che ne é circondata credo sia salvare il cuore di un sistema di pesca e di una cucina di tradizione: per questo per me gli sfizi sono la bottarga, il mosciame di tonno, la colatura di alici, le anguille marinate di Comacchio, ma anche i calamaretti appena pescati e scottati interi, nero compreso, sul testo per la piadina come si fa in Romagna, o i gamberetti crudi che arrivano vivi al porto di Lipari. Col fotografo Davide Dutto, quando abbiamo la fortuna di essere alle Eolie, ne compriamo un sacchetto all’alba e li mangiamo così, crudi, durante il giorno, andando in giro, come si farebbe con le patatine…

Ascoltate i Cercasfizio su Radio Monte Carlo

pubblicato da I Cercasfizio il 20 novembre 2009

RMC intervista i CercasfizioChi lo avrebbe detto che l’avventura come Cercasfizio ci avrebbe portato anche in radio?

Ebbene, questa domenica sera, fra le 18.00 e le 18.30, il deejay Maurizio Di Maggio di Radio Monte Carlo ci intervisterà per sapere quali angoli dello sfizio avremo scoperto nel nostro weekend romano.

Sarà solo il primo di una serie di interventi telefonici che faremo, in viaggio, nel corso della trasmissione Serata RMC. Ci sentiamo on air!

http://www.radiomontecarlo.net/it/onair/webradio/web_radio_rmc1.htm