pubblicato da Redazione il 24 maggio 2010
Michele Marziani è autore di libri dedicati ai viaggi, al cibo e al vino. Cura un blog, Appunti di viaggio. Ha recentemente pubblicato “I sapori della terra di mezzo” per Guido Tommasi Editore, dove racconta il territorio compreso fra la Lomellina e la Valle del Ticino, tesoro da scoprire, a due passi da Milano. Ci ha concesso questa suggestiva intervista dello sfizio. Buona lettura!
Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?
Rimini è rappresentata da un profumo, non da un personaggio, ma da quella meraviglia olfattiva e corale che è il pesce arrosto, la rustida. Ovvero, i sardoni, la saraghina, gli sgombri, gli spiedini di calamari e gamberi, i seppiolini cotti alla brace, sulla carbonella o nel focone… Quando ero bambino non c’era cortile o balcone da cui non si levasse il fumo odoroso del pesce arrosto, specie nella zona mare o nel borgo San Giuliano, tra le case dei pescatori dove è nato Federico Fellini. Lo sfizio è poi nel prendere la saraghina arrosto e metterla dentro alla piada appena cotta con il radicchio e la cipollina fresca. La saraghina, nel gran libro mai scritto dei dialetti italiani, è il nome riminese della sarda papalina.
Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?
La potenza del mercato di Catania dove cammini in un altro mondo tra decine e decine di specie di pesci mai viste e coltelli che affettano il pesce spada, mani che puliscono le sardine, braccia che estraggono la polpa dei ricci, grida che si mescolano al sangue di capretti e agnelli che è un rivolo come in un sacrificio permanente e poi i formaggi a pasta filata, le ricotte… Alla fine tiri il fiato, bevi Selz e limone: sesselimone, come dicono lì, strasciando il doppio senso. D’altra parte ho capito che il cibo può essere una strada per raccontare proprio leggendo un articolo sui sapori delle pendici dell’Etna scritto da Giuseppe Fava, giornalista catanese ucciso dalla mafia. Leggendo di quelle salsicce piccanti e focose e del vino nero e denso dello stesso colore del vestito delle donne ho capito che il cibo è il racconto di un popolo, oltre che di una terra…
Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?
Sui monti dell’Irpinia, alla ricerca di certe bottiglie di Aglianico rabbiose, disposte a essere domate, a diventare meravigliose, eleganti e vellutate solo col passare degli anni, molti anni… In mezzo ai valloni dei briganti, tra i funghi, le castagne, i tartufi, le nocciole, l’olio d’oliva, gli agnelli, i formaggi, le carni, una natura selvaggia, un’ospitalità dimenticata altrove. C’è un timbro del sud in mezzo ad una montagna che nessuno conosce. Sarebbe un weekend allo sbaraglio alla ricerca di sapori montani, di una Campania influenzati dalla vicina Puglia e dal non lontano Molise, da una cultura del Meridione che si può capire solo lasciandoti travolgere da un abbraccio olfattivo, visivo, narrativo unico al mondo.
Ho scelto con fatica, tradendo gli alpeggi della Valsesia, i pastori di Elva ai confini con la Francia, i salumi e le patate della Carnia, i fagioli del Bellunese, i vini del Carso, i latticini lucani che ti ricordano Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, le trattorie lungo il Po… Potrei elencare una serie infinita di luoghi magici in Italia dove passerei il mio prossimo weekend.
Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?
Sancho Panza e Pepe Carvalho, lo scudiero di Don Chisciotte e il detective gourmet di Manuel Vàzquez Montalbàn, forse perché amano il cibo, sicuramente perché sono spagnoli e la Spagna è il luogo dove l’eccesso e il piacere sanno farsi poesia, spesso più che da noi in Italia dove dei sapori, quelli veri, quelli di casa, a volte un po’ ci vergogniamo perché raccontano il nostro passato contadino. Non possiamo dimenticare che gli spagnoli fanno, ad esempio, i prosciutti più buoni del mondo perché hanno mantenuto un’agricoltura antica che noi abbiamo dimenticato. E i prosciutti migliori li avremmo noi, altroché… Poi Poldo, l’amico di Braccio di Ferro che mangia hamburger di continuo, perché mi ricorda che il cibo è popolare. E mi fa venire in mente che gli americani, riassumendo a memoria quello che racconta la scrittrice Mary Frances Kennedy Fisher, dei buoni sapori spesso non capiscono nulla, ma quelli che comprendono lo fanno più degli altri perché non hanno nazioni o campanili da difendere.
Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?
Mantenere un mare pulito e pescoso in una nazione che ne é circondata credo sia salvare il cuore di un sistema di pesca e di una cucina di tradizione: per questo per me gli sfizi sono la bottarga, il mosciame di tonno, la colatura di alici, le anguille marinate di Comacchio, ma anche i calamaretti appena pescati e scottati interi, nero compreso, sul testo per la piadina come si fa in Romagna, o i gamberetti crudi che arrivano vivi al porto di Lipari. Col fotografo Davide Dutto, quando abbiamo la fortuna di essere alle Eolie, ne compriamo un sacchetto all’alba e li mangiamo così, crudi, durante il giorno, andando in giro, come si farebbe con le patatine…