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Prodotti regionali italiani. La tradizione del presepe

pubblicato da Redazione il 9 dicembre 2010

La tradizione del presepe è tutta di origine italiana e risale al XIII secolo: San Francesco d’Assisi realizzò la prima rappresentazione della nascita di Gesù Cristo, ritratta poi da Giotto in un affresco nella Basilica Superiore di Assisi. Il termine presepe deriva dal termine latino praesaepe e significa greppia, mangiatoia, uno degli oggetti imprescindibili nella sua rappresentazione moderna.

Dalla prima rappresentazione di San Francesco d’Assisi, molti scultori e artisti italiani si cimentarono nella realizzazione di statue tridimensionali (le prime furono opera di Arnolfo di Cambio sul finire del 1200), fino ad arrivare alle statue quattrocentesche di terracotta ad opera di Luca e Andrea della Robbia che portarono alla tradizione anche famigliare di riprodurre la scena della natività. Dal XV secolo si iniziò a diffondere l’usanza, che prese piede soprattutto nel XVI secolo, di collocare nelle chiese rappresentazioni permanenti della scena della natività. Dal XVII secolo la diffusione prese sempre più piede all’interno delle case, delle famiglie, finché nel XVIII secolo a Napoli iniziò a scatenarsi una gara tra i presepi più belli, portando a livelli altissimi anche una rappresentazione del tutto privata, con l’aggiunta di stoffe pregiate e gioielli.

Ma il presepe non è uguale in tutta Italia. Il presepe genovese è tipicamente ligneo, quello pugliese in carta pesta, quello siciliano con l’aggiunta di rami di agrumi adornati da madreperla e corallo, quello napoletano, forse il più famoso, si caratterizza per l’utilizzo della terracotta. In tutta Italia sono diffusi anche i presepi viventi: rappresentazioni della scena della natività con personaggi veri, interpretati da attori in carne e ossa. Molto diffusi sono anche i presepi meccanici, che si caratterizzano per il movimento sincronizzato dei personaggi. Tra i più famosi presepi meccanici non possiamo dimenticare il Presepe nel Pozzo a Orvieto: una rappresentazione che ogni anno cambio tema, incentrata per il 2010-2011 su sette differenti Natività che si susseguiranno lungo le grotte del Pozzo della Cava.

A Cesenatico (Fc), ogni anno dal 1986, il presepe, unico al mondo, è galleggiante e viene portato su una barca illuminata. Le statue sono a grandezza naturale e di legno, per non appesantire troppo la barca. Un evento unico al mondo, imperdibile.

Anche i Cercasfizio Sivia e Pietro, lo scorso anno, avevano visitato alcune delle più importanti botteghe del presepe di Napoli.

Ma in tutta Italia ci sono presepi da non perdere. Qual è il vostro preferito?

Specialità regionali italiane: le arance

pubblicato da Redazione il 15 novembre 2010

Vivendo in Italia, in una penisola che si estende per il Mediterraneo, baciata dal sole e da un clima mite, non ci rendiamo conto che per quasi tutto il resto del mondo la stagione delle arance è l’estate. Ma noi, come gli spagnoli e le popolazioni del Nord Africa, siamo un popolo fortunato, e possiamo permetterci di considerare le arance un frutto prettamente invernale.

Originarie della Cina, vennero importate nel bacino Mediterraneo dagli arabi, per poi giungere in Europa grazie ai portoghesi nel XIV secolo.

Già allora la regione in cui veniva maggiormente coltivata era la Sicilia. Pur essendo coltivata anche in altre regioni italiane, coma la Liguria, la Toscana e la Lombardia (nel microclima intorno al lago di Garda), solo l’arancia rossa di Sicilia si fregia dell’Indicazione Geografica Protetta. La Tarocco, la Moro e la Sanguinello sono le tre produzioni siciliane concentrate nelle provincia di Catania, Siracusa, Ragusa ed Enna.

Ma come mai rosse? Il colore è dovuto all’alta concentrazione di un antiossidante per eccellenza, i pigmenti antociani, che producono, appunto, il colore rosso vivo della polpa.

La Sicilia ha anche lanciato un’iniziativa molto interessante: con l’associazione Mondo Arancio si possono adottare degli alberi da frutto, aumentando la tracciabilità dei prodotti, sostenendo il territorio e le colture tradizionali. Mondo arancio si occupa della raccolta dei frutti degli alberi adottati e della consegna a casa dei soci delle arance siciliane.

Adottando un albero di arancio o di ulivo non solo si difendono i prodotti della nostra terra, ma si aiuta a preservare il paesaggio, coltivato dagli agricoltori con passione e dedizione.

E ovviamente le arance non solo si mangiano, ma possono far parte della nostra tavola dall’antipasto al dolce, iniziando magari con la tipica insalata siciliana di finocchi e arance, per passare dalla Francia con la sua famosissima anatra all’arancia e per approdare ancora in Italia con il dolce, in uno dei mille modi in cui le arance sono cucinate e servite. Senza dimenticarsi di uno dei prodotti preferito dagli inglesi: la marmellata di arance amare, della quale sono golosi fin da tempi antichi, quando importavano le arance amare direttamente dal Nord Africa.

Specialità regionali italiane: i cesti



pubblicato da Redazione il 27 ottobre 2010

Chi non ha mai comprato o anche solo ereditato un cesto senza tempo e indistruttibile, che magari usate per andare al mercato e per mettere la verdura sul balcone, in inverno?

L’Italia ha una grande e antica produzione di cesti di vimini. Fin dal Neolitico ci hanno tracce in Asia delle prime opere di intreccio di fibre vegetali per farne dei contenitori. In Italia i cesti più antichi sono stati ritrovati in Toscana, nel sito archeologico delle navi di Pisa a San Rossore, risalenti al primo Medioevo.

Tra i più famosi cesti italiani ne spiccano alcuni.

In provincia di Catanzaro, a Montepaone si produce il Crivu, un cesto di giunco usato come setaccio in cucina, per la farina, o per far seccare olive e pomodori. Ma lo si usa anche per dare forma agli gnocchi, poco prima di essere cotti. Un oggetto multifunzionale e legato indissolubilmente alla tradizione calabrese.

In Puglia, a Ischitella, in provincia di Foggia, si produce la cruedda, un cesto fatto di paglia di grano legata con fili di lino e giunco. Utilizzato principalmente per il trasporto dei panni al ruscello o del pane dal forno. La tradizione vuole che le famiglie si facciano confezionare la propria cruedda secondo disegni specifici, che si tramandano di padre in figlio.

A Lacco Ameno, sull’Isola di Ischia, da più di 100 anni le donne intrecciano cestini di rafia secondo disegni che vengono tramandati da madre in figlia e che sono unici nel loro genere. I cesti ischitani ricordano i merletti e sono utilizzati ovunque in casa, da cestini per il pane, per i boscosi, per le bottiglie.

Questi sono solo 3 esempi della grande tradizione cestaia italiana. Conoscete qualche altro cesto tipico della vostra zona? Raccontatecelo nei commenti!

Prodotti regionali italiani: il fico d’India

pubblicato da Redazione il 2 settembre 2010

Entriamo in questi giorni nel pieno della stagione di uno dei prodotti più succulenti d’Italia, il fico d’India.

Originario del Centro America, importato in Europa nel XVI secolo, il fico d’India è un cactus che può raggiungere i 5 metri di altezza. In Italia viene coltivato soprattutto in Sicilia, ma anche in Puglia, Calabria e Sardegna.

La Sicilia è anche la patria del Ficodindia dell’Etna (scritto proprio così, tutto attaccato), a Denominazione di Origine Protetta. Prodotto sulle pendici laviche del vulcano siciliano, viene coltivato nello stesso modo da secoli. Si può assistere a una prima fioritura tra maggio e giugno, che porterà poi alla completa maturazione dei frutti entro agosto. Per ottenere dei frutti migliori si applica la tradizionale tecnica della scozzolatura: si eliminano i primi frutti fioriti per ottenerne degli altri più grossi e gustosi. Una seconda fioritura avviene tra settembre e dicembre e dà luogo, come per il fico, ai fioroni. Ciò che caratterizza il ficodindia dell’Etna DOP non è solo la produzione, ma anche forma, qualità e colore, che può andare dal giallo-arancio al rosso fuoco.

I fichi d’India, crescendo anche nei climi più caldi ed essendo poco bisognosi di acqua, rappresentano una risorsa insostituibile in molti paesi. Dal sapore estremamente zuccherino, sono ricchi di minerali e vitamina C.

Consumati freschi, si prestano anche a molte preparazione culinarie, come liquori, gelatine, marmellate.

Famosi sono il rosolio di fico d’India e i Mastazzoli, tipici dolci siciliani la cui ricetta risale al Regno delle Due Sicilie: la polpa viene cotta a lungo e se ne ottiene un impasto caramellato che viene messo in formine di porcellana e lasciato raffreddare al sole. Viene poi servito spolverato di noci e zucchero a velo.