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Intervista dello sfizio #14: Lucia Tilde Ingrosso

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 17 giugno 2011

Milanese di nascita, toscana di adozione e cosmopolita di spirito: Lucia Tilde Ingrosso è una donna con un bagaglio di suggestioni ed esperienze – sia personali che professionali – ricco e stimolante, e con un carattere curioso e ricettivo nei confronti delle situazioni che la circondano.
Giornalista (per Millionaire) e scrittrice (è da poco uscito il suo nuovo libro 101 Cose Da Fare In Gravidanza e Prima Di Diventare Genitori, con Giuliano Pavone), ha una naturale predilezione per tutto ciò che è sfizioso – dalla tavola alle tendenze – e, dunque, non poteva non diventare anche un autore doc de La Bottega&Marino.

Abbiamo quindi sottoposto anche Lucia alla nostra ormai “tradizionale” intervista dello sfizio, chiedendole di raccontarci gli aneddoti più pittoreschi e gustosi della sua vita.
Ecco cosa ci ha risposto!

Parlami di un ricordo legato al passato, alla tua famiglia, alla tua terra, un sapore, uno sfizio…
Pur essendo nata a Milano, ho passato infanzia e giovinezza fra Umbria e Toscana. Mio padre era dirigente in Perugina. Il cioccolato a casa nostra non mancava mai. Io mangiavo le lenti (oggi Smarties) a manciate. Mi ricordo ancora di un uovo gigante arrivato a casa in regalo per Pasqua. E infatti la prima carie l’ho curata a due anni e mezzo. E pur tuttavia, continuo ad adorare il cioccolato, purché fondente.

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?
Alla vigilia del ballottaggio delle ultime elezioni milanesi, uno dei due candidati si è concesso una giornata di relax: gita in moto in Val Trebbia. Il fiume, il sole, un pranzo in trattoria. Questo per me è uno sfizio. Trovare il tempo per sé, nonostante tutto. Volersi bene. Mangiare in compagnia. Tra l’altro, quel candidato poi ha vinto.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?
Non ci sono limiti allo sfizio. E ogni luogo ha il suo. Potrei citare le squisite olive ascolane (ancora migliori, se assaporate in piazza Arringo, ad Ascoli), le semplici ma gustose friselle pugliesi (non troppo sponzate, con olio e pomodori genuini) o l’irresistibile chianina (da non perdere la sagra della bistecca, il 14 e 15 agosto a Cortona, Arezzo).

Uno sfizio milanese a cui non rinunceresti mai?
I marrons glacé della pasticceria Galli. Cari come il fuoco, ma deliziosi.

Intervista dello sfizio #13: Tania Valentini di A Bagnomaria

pubblicato da La Redazione il 11 febbraio 2011

Eccoci di ritorno con le nostre Interviste dello Sfizio.
La protagonista è Tania Valentini food blogger del network Blogosfere per cui cura A Bagnomaria uno spazio dedicato a cucina e società, un luogo in cui trovare tante informazioni su cibo, mercato, tradizioni e cultura gastronomica.
Da poco madre di una stupenda bambina di nome Federica, Tania è in quella fase della vita in cui i ricordi del passato riaffiorano con naturalezza regalando intense emozioni.

Parlami di un ricordo legato al passato, alla tua famiglia, alla tua terra, un sapore, uno sfizio…

Uno sfizio tipico di Roma sono i supplì. Questi una volta erano fatti con gli avanzi della carne al sugo del giorno prima e così si accadeva nella mia famiglia quando ero piccolina. Quando si faceva un’abbondante sugo di carne per condire le fettuccine per il pranzo della domenica, la sera, con il sugo avanzato, si preparavano i suppli ed era ancora festa.

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Alberto Sordi, per me il miglior rappresentante della Roma “godereccia e mangnereccia”.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Sono stata a Merano lo scorso inverno in occasione dei mercatini di Natale. Molti stand erano dedicati a prodotti gastronomici, c’era di tutto, dal dolce al salato tipici della zona, che si potevano mangiare passeggiando oppure nelle zone adibite nel mercatino per fare una piccola sosta. Lì ho scoperto un panino davvero speciale, a cui dedicai anche un video sul mio blog, il panino con il maiale al fumo una ricetta della tradizione medioevale. Ottimo per un pranzo ma anche solo per uno spuntino. La carne restava tenerissima e in pochi minuti si cuoceva in una sorta di stufa a legna che faceva arrivare alla carne il solo calore del fuoco e non le fiamme, e il fumo per affumicarla.

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Mi piacerebbe andare in Piemonte: è una regione ricca di buon vino e formaggi, che non ho mai visitato gastronomicamente parlando e mi piacerebbe scoprire meglio le loro tradizioni e la loro cultura alimentare

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Lucullo uno dei primi intenditori ed appassionati di cucina come vogliono molti aneddoti legati alla sua figura

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

La Panzanella, tipica ricetta da antipasto presente in tutta Italia nelle diverse versioni secondo le tradizioni regionali. Un piatto che trova le sue origini nella tradizione contadina e “nell’arte del riclo” come si direbbe oggi visto che veniva fatta con gli avanzi. Quella toscana, ad esempio, mangiata in occasione di un Palio a Siena trovo che sia una prelibatezza.

Uno sfizio a cui non rinunceresti mai.

Il salame Corallina. Tipico della zona di Roma e dintorni è uno degli ingredienti fondamentali della colazione di Pasqua secondo la tradizione. In realtà nella mia dispensa è presente tutto l’anno. Ho dovuto rinunciarci mentre aspettavo mia figlia ed è stato davvero un grande sacrificio.

Intervista dello sfizio #12: Paola, alias Ci_polla

pubblicato da Redazione il 20 gennaio 2011

Cominciamo l’anno con le nostre interviste dello sfizio. Buona lettura!

Ecco Paola Sucato, in rete conosciutissima come Ci_polla, nome con cui scrive un blog per Donna Moderna e con cui si muove tra i più svariati social network. Lei stessa si descrive come instancabile impastatrice, interessata agli oroscopi e sempre pronta ad imparare. Ecco le sue risposte alla nostra intervista sfiziosa.

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Se devo pensare a uno sfizio legato alla mia città d’origine, devo tornare a me stessa ragazzina e penso ad un luogo più che a una persona. Pensavo non esistesse più e invece l’ho cercato oggi ed esiste ancora: l’Enoteca Del Santo di Via Piazzi in Crocetta a Torino. Era il negozio dove entravo a curiosare vent’anni fa, per scoprire sapori e profumi nuovi. Non mi ricordo i volti, mi ricordo le parole di chi mi raccontava di un cioccolattino o di un vino come se fosse cresciuto nelle sue mani. Mi perdevo ad ascoltarle quelle parole. La mia passione per i prodotti enogastronomici credo che sia nata in quel luogo. Prometto di tornarci nella mia prossima visita a Torino.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Qualche anno fa, la scoperta dell’Alto-Adige. In un maso sopra il lago d’Anterselva, nonna Maria preparava ancora le vecchie ricette e con lei nel pomeriggio ci arrampicavamo come capre sulla montagna vicina (Sapete come sono le nonne altoatesine? Tostissime) in cerca di porcini, mazze di tamburo e finferli. Ero l’unica a cui permetteva d’entrare in cucina, mi ha insegnato le zuppe d’orzo e altre ricette, mi ha indicato i vecchi mulini dove comprar la farina, e mi mandava nel suo orto a raccogliere le erbe profumate. Io ho ricambiato preparando la pizza come la facciamo noi “italiani”. Prima di salutarci, mi ha messo in mano un piccolo libricino di ricette altoatesine per fare il pane, e da lì è nata la mia grande passione per la panificazione in casa.

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Credo che sceglierei il versante meridionale siciliano che da Trapani scende fino ad Agrigento, vorrei vedere le coste e aspettare le barche al mattino sulla spiaggia, ma vorrei anche spingermi verso le zone interne e trovare i caseifici più sperduti che producono quella ricotta di pecora che adoro. Credo si possano scoprire ancora molte cosucce sfiziose…

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Ovviamente Nonna Papera, sono una sua fan da quando ho letto il suo manuale da bambina. Certo, preferirei indossare i panni di una Giovane Marmotta!

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

La mostarda, di qualsiasi tipo e regione. Sfiziosa di natura, dalla Cougnà piemontese, alla mostarda mantovana di mele alla mostrada siciliana, alla bolognese.

Intervista dello sfizio #11: Wenny di Wennycara

pubblicato da Redazione il 24 novembre 2010

Sara, in rete Wenny, gestisce il blog Wennycara, dove parla di cucina, fotografia ed emozioni. Lei vive nei dintorni di Firenze e con i suoi scatti ci regala colori e idee della zona. L’abbiamo intervistata.

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Sono nata e cresciuta alla periferia di Firenze, quindi quanto a scoperte e punti fermi in campo gastronomico non posso non fare riferimento al mio caro capoluogo toscano.

Parlare di sfizio a Firenze per me equivale a raccontare dei trippai storici del centro, quelli che aprono presto al mattino e che alle otto già vendono panini al lampredotto come fossero croissants. Quelli che trasudano fiorentinità da tutti i pori, e guarda caso proprio i loro concittadini sono i clienti più cari.

Comunque, per essere corretta e rispondere più adeguatamente alla domanda, posso dirti che la fiaschetteria-panineria “Nuvoli”, a due passi dal Duomo, riassume perfettamente il mio concetto di sfizio: un locale tradizionale e di vecchia data, che si sviluppa su un piano terreno ed una vasta cantina, offrendo quanto di meglio si possa cercare in quel di Firenze.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Il primo che ricordo chiaramente è un giorno passato a Pienza, qualche anno fa. In quell’occasione assaggiai i migliori pici al ragù che abbia mai mangiato: preparati a mano, naturalmente, ruvidi e grezzi, accoglievano il condimento come abbracciandolo. Davvero un piatto magnifico!

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Non ho dubbi: da Aniko, a Senigallia. E’ un locale molto particolare, gestito da Moreno Cedroni, un po’ chiosco un po’ bancarella, che si affaccia sul lungomare. Me ne parlò tempo fa un’amica, e da allora la voglia di provare il “panino con scaglie di baccalà, insalata e maionese di baccalà senz’uovo” si è impossessata di me!

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Sono tentata di risponderti che nessun personaggio sarà miglior compagno di viaggio gastronomico del mio fidanzato, curioso almeno quanto me se non di più… ma dovendo scegliere, mi oriento su Lewis Carroll. Chissà, che cosa riuscirebbe a farmi vedere “al di là dello sfizio”?

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Così, a bruciapelo, direi il classico panino preparato su due piedi, dal bottegaio “buono” incontrato sulla propria strada: due fette di ottimo pane toscano e qualche fetta di finocchiona tagliata a mano!

Intervista dello sfizio #10: Apest di Food&Crafts

pubblicato da Redazione il 19 ottobre 2010

Chiara, in rete “Apest”, è la mente dietro a Food&Crafts, un blog che si occupa soprattutto di cibo, sfizio, ricette, e tutto ciò che ruota intorno alla buona tavola. Originaria di Voghera, è un’appassionata di tutti i prodotti tradizionali della sua zona. L’abbiamo intervistata!

Ciao Chiara! Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Sono nata e cresciuta a Voghera, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, un luogo ricco di prodotti tipici locali ed altrettanti specialisti gastronomi ma soprattutto enologi… Potrei citare moltissimi posti di perdizione culinaria ma mi limiterò ai due ai quali sono più legata: il primo riguarda la tradizione natalizia della pasta ripiena, il pastificio Savignoni. Non c’è natale a Voghera senza agnolotti e i famosi ravioli ripieni di brasato tipici della nostra zona, e quelli di Savignoni sono i più buoni e rinomati: si arriva a fare il pomeriggio intero in fila il giorno della vigilia di Natale per accaparrarsi i preziosi quadrotti di pasta.
L’altro sfizio che mi sento di condividere riguarda il famoso salame di Varzi, quello però prodotto dall’azienda Thogan Porri, che fino all’anno scorso si poteva trovare nel negozio di alimentari di famiglia in via Papa Giovanni XXIII ora chiuso, mentre ormai occorre fare una visita fino al salumificio poco fuori Voghera, in località Cecima. Adoro il particolare salame impregnato al barolo che usavamo per i panini della merenda!

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Qualche tempo fa partivo spesso con un paio di amici per dei tour gastronomici in giro per l’italia, quello che più mi è rimasto nel cuore riguarda l’Umbria ed in particolare Norcia: al di là dei negozietti di salumi per i turisti siamo capitati in una trattoria fuori dai giri guidati dove una nonna deliziosa con altre due donne tiravano a mano i pici che avremmo poi mangiato qualche minuti dopo con dei porcini favolosi. Quello che ho notato con stupore era la cura nel lavorare e l’allegria di questo trio affiatatissimo nonostante il caldo incredibile e la ripetitività dei gesti: c’era un’atmosfera familiare e accogliente e il fatto che fossero le donne a preparare da mangiare per tutta la trattoria mi ha fatto riflettere sul fatto che sono le mamme le vere cuoche per eccellenza in questo mondo moderno di chef maschi stellati, orgogliosi e impettiti.

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Per il prossimo weekend prenderei la macchina e mi farei un bel giro dei formaggi delle valli bergamasche: dal casera alle formagelle fresche e stagionate, toma formai e bitto fino al bombolone del monte Pora sciolto sulla “pioda” per poi scovare una trattoria che faccia gli “scarpinocc de Parr” a mano: pasta ripiena di scioglievolissimo sapore formaggioso!

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Ci ho pensato a lungo ma non ho un personaggio preferito particolare con cui passare un weekend sfizioso: so però con molta certezza che dovrebbe essere aperto a sperimentare nuovi gusti e pietanze senza remore e pregiudizi, avere una vispa curiosità, voglia di esplorazione e senso dell’avventura. Probabilmente Einstein sarebbe il mio accompagnatore ideale, qualche candidatura?

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Io adoro il salato, in particolare i salumi. Voglio dire, sono nata in mezzo ai salami di Varzi e alle coppe Piacentine… È facile per me dire che il mio personale sfizio è una fetta di coppa ben stagionata non troppo sottile avvolta ad un grissino salato, o meglio ancora che farcisca due fette di “Micca”, il pane vogherese a crosta sottile e con molta mollica soffice (ben diverso dalla micca milanese) per una merenda d’eccellenza con un bicchiere di Bonarda pavese. Mi piace andare a cercare i salumi negli alimentari dei paesi collinari intorno a Voghera, è divertente e si scoprono nuovi sapori e vecchie persone con tanto da raccontare. Lo sfizio comprende anche il contorno di esperienza, non solo il cibo in sé, per me, soprattutto è un’avventura che riesco a concedermi poco a causa degli impegni… ma lo sfizio dev’essere un lusso che ci si concede come una ricompensa, no?

Intervista dello sfizio #9: Jasmine e Manuel di Labna

pubblicato da Redazione il 23 settembre 2010

In cucina serve amore. Jasmine e Manuel, di Labna, ne sono così convinti che hanno deciso di sottotitolare il loro brillante food blog così: “Amore in cucina“. Ecco la nostra intervista dello sfizio a loro…

Qual è un personaggio della vostra città d’origine che rappresenta, per voi, il concetto di sfizio?

Jasmine: sono nata a Milano, che a volte sembra una città grigia e noiosa ma in realtà ospita pasticcerie, ristoranti e negozietti davvero sfiziosi; un posto su tutti, forse il più classico, è Luini, i cui panzerotti da tempo immemorabile allietano i milanesi nei dintorni del Duomo. Cosa c’è di meglio che uscire dal cinema in centro, fare due passi e mangiarsi un panzerottino tiepido con pomodoro e filante mozzarella?

Manuel:
per me i posti irrinunciabili dello sfizio sono due, Spontini e il Bar della Crocetta.
Spontini fa indubitabilmente la più buona pizza alta della città: è la mia scelta numero uno per una pausa pranzo sfiziosa, quando non mi va la solita pasta. La sera tardi, invece, non so dire di no a un panino al Bar della Crocetta: non c’è ingrediente stravagante o abbinamento audace a cui il Bar della Crocetta non abbia pensato.

Vi ricordate di un vostro viaggio, in Italia, che legate particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa vi ha stupiti, quella volta?

Jasmine: il mio primo viaggio da gastro-consapevole in Italia è stato in Liguria; mi sono innamorata per prima cosa della gente e del territorio, “ruvidi” ma accoglienti, poi del cibo: il pesto, la focaccia, il pandolce… sapori antichi che in Liguria sono un patrimonio comune conservato con cura.

Manuel: un viaggio indimenticabile per le avventure gastronomiche e per le bellezze paesaggistiche è stato un giro della Toscana in moto: insomma, la prima vera fiorentina è un’esperienza che non si scorda mai.

Dovete vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passereste il vostro prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Jasmine: se fossi una cercasfizio “senza frontiere” e potessi spingermi un po’ lontano dalla mia regione andrei in Sicilia, una zona che conosco poco ma che mi attira tantissimo per tutti i cibi sfiziosi che immagino offra; se invece fosse solo una gita fuori porta, Torino sarebbe la scelta numero uno: per me è la capitale della buona cucina.

Manuel: per un weekend a caccia dello sfizio andrei ad Asti; in Piemonte, e in particolare nella zona di Asti, ce n’è per tutti i gusti: si trova il tartufo, ovviamente, ma anche vini interessanti, formaggi rari e molti dolci tipici, come i famosi amaretti.

Potete scegliere un personaggio storico o di fantasia perché vi accompagni in un weekend sfizioso: chi scegliete?

Jasmine: a costo di suonare monotematica, anche in questo caso tornerei in Piemonte per cercare un compagno di avventure gastronomiche: sceglierei Camillo Cavour, “chiacchierato” a Torino come frequentatore delle migliori pasticcerie e dei più rinomati ristoranti.

Manuel: io sceglierei indubitabilmente Snoopy! Snoopy sarebbe un compagno perfetto: per prima cosa perché è sempre pronto a mangiare, come sanno tutti i lettori dei Peanuts; in secondo luogo perché è un segugio: chi può scovare il cibo meglio di lui?

Qual è il prodotto della tradizione che associate di più allo sfizio?

Jasmine: per me la focaccia è lo sfizio per eccellenza: a pranzo, a merenda, per l’aperitivo, ma anche per lo spuntino di mezzanotte a un pezzetto di focaccia non so dire di no

Manuel: per me sfizio è sinonimo di marzapane, perché il marzapane è uno di quei cibi che non mi concedo spesso ma che considero un vero lusso, un extra che basta a farmi sorridere per tutta la giornata.

Intervista dello sfizio #8: Luca Sirianni

pubblicato da Redazione il 16 settembre 2010

Luca Sirianni è il blogger di Viaggiando, un blog del network Blogosfere che fa dei viaggi la sua principale ispirazione. Lo abbiamo intervistato!

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Il Berto, sicuramente. Visto coi miei occhi di bambino rappresentava il centro attorno a cui ruotavano i pomeriggi della mia infanzia a Mandello del lario, sul Lago di Como. Ai giardini pubblici le ore trascorrevano spensierate con gli altri bambini a far saltare i sassi sull’acqua. Ma ogni giorno verso le 4 correvo da mia mamma a farmi dare delle monete e mi recavo con la consueta timidezza e centinaia di lire nelle tasche al chiosco gestito dal Berto. Sorridente e un po’ paonazzo per il cicchetto pomeridiano, il Berto mi accoglieva con una battuta in dialetto davvero impossibile da decifrare, frugava nel piccolo frigorifero e in cambio delle monete mi consegnava l’agognato Mottarello: il ricordo per me più vivido di quelle giornate di fine anni ’80.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

La Puglia Colada. Nel mio viaggio di luglio in Salento ho avuto l’occasione di assaggiare questa bevanda fresca e delicata, a base di rum, latte di mandorla, vincotto primitivo agrodolce e pesca frullata. Semplicemente squisita. Un drink fra tradizione e modernità, preparato con prodotti tipici salentini ma dal nome ambizioso e internazionale!

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Premessa: lo sfizio ha cambiato pelle. In passato il concetto era soprattutto legato ai piccoli e grandi lussi che ci si poteva concedere in base alle proprie disponibilità economiche. Togliersi uno sfizio significava ottenere qualcosa di più dell’ordinario e spendere oltre la propria normale capacità di spesa, anche se magari di poco. Concedersi uno sfizio era un po’ come viziarsi, cedere ad una tentazione, farsi un piccolo regalo. Oggi invece il nuovo trend dello sfizio è scalare marcia, rallentare, vivere la natura, fuggire dalla quotidianità di comfort e frenesia. Per questo vestendo i panni di “Cercasfizio” andrei in esplorazione nella Laguna di Venezia, per visitare i casoni e le peocere, restare due giorni fra terra e mare, esplorare le valli da pesca, le isole, le barene e le bocche di porto, ascoltare le leggende e gli antichi racconti da un narratore locale. Togliersi lo sfizio di vivere la vita del pescatore, semplicemente, come una volta.

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Domanda difficile! Sicuramente sceglierei una personalità forte, pronta a cambiare piano di viaggio e a cogliere al volo gli imprevisti. Uno spirito libero con una grande capacità di sognare, di immaginare, di connettere e lasciarsi ispirare dalle impressioni e suggestioni del luogo. Il personaggio per me simbolo di questa profondità di visione è la Giulietta di Fellini, emblema del potere della narrazione e della poesia di svelare e penetrare la realtà, andando oltre uno sguardo superficiale sul mondo e le pretese di verità del realismo e della cronaca.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Forse il prodotto italiano che è riconosciuto come lo sfizio per eccellenza è il gelato. E’ quello più vicino al concetto classico di sfizio come desiderio immediato, voglia del momento, piccolo strappo alle regole della dieta quotidiana da consumare fugacemente in un ritaglio di tempo, anche in strada. E’ vero tuttavia che oggi il gelato viene mangiato in contesti differenti, addirittura come un sostituto del pranzo e il suo consumo si fa sempre più abituale e quindi meno sfizioso (lo sfizio è raro altrimenti è consuetudine). Ma per chi ci guarda dall’estero, resta uno dei prodotti-simbolo più straordinari della tradizione italiana.

Intervista dello sfizio #7: Marina Misiti

pubblicato da Redazione il 26 luglio 2010

Marina Misiti è l’autrice di Donneconlavaligia, un blog di viaggi e fotografie diventato, nel tempo, anche un libro, pubblicato da Astraea editrice.

Da alcuni mesi il blog si è focalizzato esclusivamente sulla parte fotografica e artistica: la viaggiatrice Marina, però, è rimasta la stessa.

Ecco l’intervista dello sfizio che ci ha rilasciato!

Ciao Marina! Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

La mia città di nascita è Roma, che adoro, ma molte sono le mie città d’adozione e in tutte mi identifico e immergo ogni volta. Così ho una lunga lista di indirizzi “giusti” legati al cibo e allo sfizio, più che un posto unico. Da Londra a Marrakech, da Tokyo a Buenos Aires cerco sempre i “miei” luoghi e i “miei” cuochi preferiti: non è un caso che dal 2005 alcuni di questi posti li ho anche fotografati e sono entrati a far parte del mio progetto fotografico – M.U.P. – che ha avuto un discreto successo. Più che ad un personaggio il concetto di sfizio per me è legato ad una vera e propria “mappa urbana personale”, appunto, che aggiorno costantemente.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

I viaggi nella terra dei miei avi, la Calabria, sono tutti legati ai profumi intensi di questa regione magica e ancora conosciuta poco e male. L’odore forte dell’origano essiccato, per esempio, mi riporta ogni volta alle insalate di pomodori che preparava mia nonna…. piatti semplici, poveri ma ricchi di gusto, che hanno molto influenzato la mia cucina.

Devi vestire i panni di Cercasfizio: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Tornerei di nuovo in Calabria, che è una terra misteriosa, difficile e ricca non solo di contraddizioni ma anche di sorprese: la soppressata fatta in casa è un must, l’ospitalità delle persone poi è innegabile, e abbastanza diversa da quella del Nord del Paese per esempio. Le olive e i limoni della piana di Gioia Tauro inoltre sono una gioia per occhi e naso. Di questi elementi non ne ho mai abbastanza… d’altra parte si mangia prima con la vista e l’olfatto, no?

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Sceglierei di essere accompagnata da mio fratello, il vero viaggiatore della famiglia e non solo per la professione che fa (è pilota!): alcuni mesi fa mi ha fatto conoscere dei ristoranti di sushi a Tokyo che non avrei mai scovato da sola. Un vero appassionato di cibo, grande intenditore e lui sì, con una lista di indirizzi segreti che farebbero felici gli autori di molte guide turistiche…

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Il pane, in tutte le sue forme. È “la tradizione” per eccellenza in ogni cultura, è di sicuro il primo alimento che cerco quando viaggio e l’unico che mi porto dietro per gli spuntini. E qui lo dico senza piaggerie: i vostri sfilati rustici alle olive o ai pomodorini mi hanno accompagnata in diversi viaggi aerei, accanto alla frutta secca che sgranocchio in continuazione. D’altra parte il pane e l’acqua sono stati sempre i primi (e a volte i soli) prodotti che trovavo nelle zone di crisi dove lavoravo anni addietro come fotoreporter. E la durezza delle condizioni non ha mai inciso sulla qualità: il pane è buono in tutte le latitudini. È il mio sfizio per eccellenza.

Intervista dello sfizio #6: Mirco Mariotti, verso Umbria Jazz

pubblicato da Redazione il 16 luglio 2010

Come ben sapete, oggi il blogger Mirco Mariotti arriva a Perugia per raccontarci in diretta il festival di Umbria Jazz. Lo farà tramite questo blog e i canali de La Bottega di Olivia&Marino sui social network, come Twitter e Facebook. Se passate in piazza Italia, dove si trova il nostro corner, chiedete di lui: sicuramente gli farà piacere conoscervi e magari chiedervi consigli sui luoghi e i momenti sfiziosi di Perugia e Umbria Jazz.

Abbiamo pensato di farvelo conoscere meglio con una intervista dello sfizio.

Ciao Mirco! Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Non ho dubbi: è Cristina Maresi, cuoca e titolare dell’Agriturismo “Le Occare” di Runco (FE). Una vera ricercatrice e sperimentatrice della cucina tradizionale ferrarese, che da un anno ha riportato alla luce il caviale ferrarese grazie a un’antica ricetta ebraica del ghetto di Ferrara, e alla collaborazione dell’amico scrittore Michele Marziani, che le ha permesso di reperire la placenta per far rinascere questa prelibatezza che ormai era stata dimenticata…

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Dei tanti viaggi sicuramente l’ultimo è quello del quale si parla sempre con maggior coinvolgimento! Sono tornato da poche ore dall’Abruzzo dove ho visitato la costa da Ortona a Vasto e il Parco Nazionale della Majella: cucina rustica e ricca di sapori. Una terra baciata dal sole, nel quale l’uomo non ha altro da fare che assecondare la natura: arrosticini, agnello alla brace, primo sale e pecorini, brodetto alla vastese, cavatelli e i dolci gustosissimi come i fantastici Bocconotti di Castel Frentano. Di tutti questi piatti mi ha stupito la semplicità ma al tempo stesso la cura con la quale gli Abruzzesi, persone fiere che di certo non si tirano indietro, realizzano queste prelibatezze, andandone giustamente fieri!

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Le mete potrebbero essere tantissime e non vorrei di certo fare un torto a nessuno!

Posso dirvi invece cosa dovrebbe secondo me ricercare un “Cercasfizio”… sicuramente allontanarsi dai grandi percorsi, fermare le persone del luogo, chiedere informazioni, essere curiosi, seguire le indicazioni più nascoste, insomma cercare di creare quell’atmosfera di coinvolgimento e comunanza con la gente propri del viaggiatore consapevole… vedrete che gli sfizi vi verranno incontro, ve l’assicuro!

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Per rimanere a Ferrara, mia città natale, non ho dubbi: chiederei a Cristoforo da Messisbugo, grande scalco rinascimentale alla corte dei Duchi d’Este. Per Messisbugo la cucina era prima di tutto la ricerca delle materie prime che poi avrebbero arricchito il banchetto: una figura oltre lo chef, profondo conoscitore della gastronomia e dell’organizzazione della tavola.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Premetto che per me il gusto più sfizioso è il dolce, quello di solito amato dai bambini… Posso rimanere a Ferrara? Sì dai… e allora vi dico la “torta di tagliatelle” nella quale s’incontrano la pasta frolla e la pasta fresca all’uovo delle tagliatelle che guarniscono questa leccornia: più stravagante di così!

Grazie, Mirco. Buon weekend a Umbria Jazz!

Intervista dello sfizio #5: Carlo Spinelli

pubblicato da Redazione il 7 luglio 2010

Per la quinta intervista dello sfizio abbiamo coinvolto Carlo Spinelli, social media editor del portale Italia Squisita.

Carlo ha una ottima preparazione sul mondo dell’enogastronomia, che narra attraverso articoli, recensioni e tweet del seguitissimo canale Twitter @carlo_spinelli. Le sua viva passione per questo mondo ci conduce, anche in questa intervista, fra le pagine di un racconto quotidiano fatto di cibi, vini, viaggi e sfizi tutti da conoscere, uno a uno.

Ciao Carlo! Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Un milanese d’adozione, lo chef Aimo Moroni, che ha portato e mantenuto a Milano il florilegio della cucina italiana in toto; il signor Panarello con i suoi mitologici cannoncini alla crema; il signor Claudio che con la sua pescheria riempie la città di crudità ittiche da quasi mezzo secolo.

Ti ricordi di un tuo viaggio, in Italia, che leghi particolarmente ai sapori e alle usanze della tradizione? Cosa ti ha stupito, quella volta?

Mi ricordo un viaggio in Friuli, tra Ramandolo e San Daniele davvero eccezionale, tra sapidità prosciuttose di maiale e dolcezze passite di vitigni Verduzzo. Un itinerario fantasmagorico tra Tolkien, Asterix, Nonna Papera, Calvino e Pellegrino Artusi.

Devi vestire i panni di “Cercasfizio”: dove passeresti il tuo prossimo weekend a caccia dello sfizio e perché?

Mi farei un giro nel ragusano-siracusano, tra Modica cioccolatosa, Avola e Vittoria vinosa, Noto mandorlata, Pachino pomodorosa, Bronte pistacchiosa, e Ragusa, bellissima e gustosissima grazie agli chef Vincenzo Candiano e Ciccio Sultano. Rima vocalica compresa.

Puoi scegliere un personaggio storico o di fantasia perché ti accompagni in un weekend sfizioso: chi scegli?

Un weekend del gusto deve essere vissuto e goduto con la compagnia di un trio da favola: il divertente epigrammista latino Marziale, il detective dell’occulto Dylan Dog (con il suo aiutante Groucho Marx) e l’attrice francese Emmanuelle Béart.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Domanda difficile da fare a un onnivoro assennato come me. Panettone? Parmigiano Reggiano? Ciliegie? Gnocchi freschi di patate? Panino con la milza palermcitano? Melone di Licata? Il torrone morbido? La cucina povera italiana?