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Lucia Tilde Ingrosso Autore DOC per Olivia&Marino: Cortona, uno scrigno di sfizi nel cuore dell’Italia

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 3 novembre 2011

Citata perfino da Virgilio nell’Eneide, Cortona è una cittadina toscana in provincia di Arezzo, ma a due passi dall’Umbria e dal lago Trasimeno. Antica Lucumunia, conserva numerosi resti della civiltà etrusca, ed è ricca di musei, chiese e palazzi eleganti. Ospita manifestazioni culturali di respiro internazionale, come il Tuscan sun festival (luglio-agosto) e la Mostra del mobile antico (tra agosto e settembre).

Osteria del teatro

In origine era una trattoria dove i commercianti che venivano ai mercati dalla montagna si fermavano a mangiare trippa e lumache. Ambienti arredati in modo originale, tra il kitsch e il sofisticato. Molto amato dagli americani e dai Vip (da Gwyneth Paltrow in giù, foto alle pareti). Cucina toscana rivisitata in chiave chic. Si fa ricordare per la risata di Ylenia (la moglie del cuoco) e i blocchi di cioccolato artigianale ai vari gusti che lo chef prepara ed espone all’ingresso. A fine pasto, ci si può inerpicare per le viette e raggiungere la chiesa di san Francesco e, più in alto , la casa del pittore Pietro Berrettini e altre chiese importanti come san Cristoforo e san Niccolò.

Osteria del teatro, via Maffei, 2 – tel. 0575 630556, www.osteria-del-teatro.it

Taverna pane e vino

Propone piatti e prodotti legati alla tradizionale cucina povera toscana: ribollita, crostoni, pecorini di fossa, lardo di colonnata. Arredo e servizio spartano, location molto essenziale, ma il posto si trova anche quando non c’è: specie d’estate, vengono aggiunti tavolini volanti in ogni angolo vuoto. Ha sede in un prestigioso palazzo, a due passi dal Maec (Museo dell’Accademia etrusca) e dalla biblioteca.

Il ristorante è “abbinato” a un bed & breakfast ricavato in un’antica torre di avvistamento. Arredamento ricercato, con un occhio al design e uno alla tradizione. Prezzi da 95 euro per la camera, da 110 per l’appartamento.

Taverna Pane e Vino – piazza Signorelli, 27 – tel. 0575 631010 – www.pane-vino.it

Agrisalotto

Stile chic per un agriturismo e ristorante, che propone anche eventi e corsi di cucina. Indimenticabili gli addobbi natalizi, il grande camino, così come il menu all’insegna della cucina contadina, rispettosa della tradizione e della stagione. E anche la ribollita, servita in una mini zuppiera di ceramica, ha un sapore speciale.

La zona è costellata di ville leopoldine (case coloniche con la colombaia, che il granduca fece costruire ai tempi della bonifica della Val di Chiana, per le famiglie contadine patriarcali). Da lì si arriva a Foiano, traversando Farneta, con la celebre pieve romanica e tutta la zona vitivinicola di Manzano, sede di importanti aziende agrarie, un tempo fattorie molto ricche.

Agrisalotto, www.agrisalotto.it

Locanda del molino a Montanare

Il ristorante, gestito Silvia e Riccardo Baracchi (già proprietari del rinomato relais Il Falconiere), si trova in un vecchio molino dove ti sembra di mangiare a casa di amici. La cuoca spiega le ricette, racconta i suoi segreti, coinvolge i clienti. Ogni settimana, ci sono serate a tema (dal burlesque alla danza del ventre): i proprietari si divertono a fare baldoria con gli ospiti. Percorrendo il versante umbro si arriva alla rocca di Pierle, edificio di epoca medievale. Notevole anche la chiesa romanica di San Michele arcangelo, in località Sant’angelo.

Locanda del Molino – Località Montanare, 10 – tel. 0575614054 – www.locandadelmolino.com

Grazie a Paola Falomi e Claudio Lanari, cortonesi doc

Giuliano Pavone Autore Doc per Olivia&Marino: Il sapore dei due mari, un itinerario del gusto tra gli sfizi di Taranto

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 27 ottobre 2011

Taranto non è città per tutti i palati. Bella e struggente, è ruvida ma autentica, capace di farsi apprezzare solo da chi vi entra in sintonia.

La cultura del cibo rispecchia questo quadro. La specialità locale è un alimento “brutto” e plebeo: la cozza. Pochi fronzoli e modi spartani: chi vuole mangiar bene e capire davvero Taranto si scordi i guanti bianchi. Ecco un tour non convenzionale, che tocca luoghi e locali in buona parte citati nel mio romanzo L’eroe dei due mari.

Il Gatto Rosso

“Fino a qualche anno prima era un posto di modestissime pretese, ma da un po’ di tempo le redini erano passate nelle mani del figlio del titolare che ne aveva alzato il livello, pur senza tradirne l’originaria semplicità”. Così descrivo Il Gatto Rosso, ristorante affacciato sul Mar Piccolo. E’ uno dei luoghi depositari dell’ortodossia da tubettino: a Taranto al coreografico spaghetto allo scoglio si preferisce una pasta corta, da mangiare col cucchiaio, condita con pochissimo pomodoro e sole cozze sgusciate. L’aspetto può essere deludente, ma il sapore non tradisce.

Trattoria Gatto Rosso

Via Cavour, 2  Taranto

Gesù Cristo

Un paio di chilometri a sud, in piazza Ramellini (“…una specie di slargo che serviva a raccordare le due vie. Nessuno spazio verde, solo asfalto sconnesso e un paio di panchine di ferro e cemento…”), c’è Gesù Cristo, che inizialmente era solo una pescheria, poi è diventato un ristorante rinomato. L’insolito nome fa riferimento a certe rappresentazioni sacre durante la Settimana Santa, a cui il titolare della pescheria partecipava in gioventù.

Da Gesù Cristo non c’è il menu: si mangia quello che c’è, prendere o lasciare. L’abbondanza e varietà delle pietanze cancella ogni rischio di uscire dal ristorante ancora affamati.

Ristorante Pescheria Gesù Cristo

Piazza Ramellini, 8  Taranto

Da Ernesto

In via Cesare Battisti all’angolo con via Cagliari (dove abita Armando, uno dei protagonisti de L’eroe dei due mari). Qui una spoglia pizzeria è meta di pellegrinaggi dai quattro angoli della città. La specialità è il panzerotto al forno, che molti mangiano in piedi appena fuori dal locale. Chi chiede lumi sulla mancanza dei panzerotti fritti lo fa a suo rischio e pericolo: la customer satisfaction non è certo in cima ai pensieri del personale della pizzeria, ma alla fine il loro sbrigativo sarcasmo fa parte del divertimento.

Pizzeria Da Ernesto

Via Cagliari angolo via Cesare Battisti

Taranto

Da Tonino Citemmuert

Il ristorante-pizzeria (aperto solo nella bella stagione) in località San Vito deve il suo colorito nome (che è il corrispettivo dei “mortacci” romani) all’esclamazione che sgorgherebbe dalle labbra dei malcapitati che assaggiano per la prima volta la piccantissima pizza della casa. Il ristorante è un grande spiazzo, con tavoli e sedie di legno, e arredi immutati dagli anni 70. E’ un posto autentico e alla buona, dove oltre alle pizze si possono mangiare specialità di pesce a prezzi modici.

Ristorante Pizzeria Da Tonino Citemmuert

Viale del Tramonto 99, San Vito – Taranto

 

Giuliano Pavone Autore Doc per Olivia&Marino: Profonda Puglia

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 3 ottobre 2011

Il mare non è quasi mai più distante di 50 Km, in Puglia. Eppure certa pugliesità più vera forse si trova proprio nelle zone interne. Come quella collinare fra le province di Bari, Brindisi e Taranto, fra paesi-perla suggestivi e vivaci.

“Città bianche” le chiamano spesso, per il chiarore accecante dei loro muri. Qui, fra echi di barocco e festival musicali, si scopre la cucina di terra della Terra di Puglia.

La Tavernetta, Martina Franca

Pochi fronzoli e molta sostanza per questo locale stretto e lungo con volta a botte che si apre sul corso principale di Martina Franca. Il consiglio è di sacrificare i primi per concentrarsi sugli antipasti e su una monumentale grigliata mista che spegnerà anche gli appetiti più accesi. La varietà delle ouvertures – dai sottoli ai tuberi ai latticini – è uno dei punti di forza della cucina pugliese. Qui in particolare potrete apprezzare dell’ottimo capocollo, ricotta fresca, terrine con pancetta e scamorza fusa, e i caratteristici (e poco digeribili) lampascioni.

La Tavernetta, Via Vittorio Emanuele 30, Martina Franca (TA)

Cibus, Ceglie Messapica

A Ceglie Messapica la passione per il mangiar bene si fiuta per strada, e spesso in strada si consuma, fra feste e sagre. Cibus è in città il depositario più autorevole di questa tradizione, il luogo che ha saputo dare la giusta dignità alla cucina popolare senza snaturarla in alcun modo. Equilibrio prezioso e delicato: da un lato coperto, cantina e servizio da ristorante di livello, dall’altro nessuna tentazione sperimentale a inquinare l’autenticità di ricette e ingredienti. Da provare la sagna penta (pasta tipica fatta in casa con pomodoro e ricotta forte), la carne di cavallo e il marretto (involtino di coratella).

Ristorante Cibus,Via Chianche di Scarano 7, Ceglie Messapica (BR)

Taverna della gelosia, Ostuni

La Taverna della gelosia d’estate è tutt’uno con le strade dello stupendo centro storico di Ostuni: un delizioso saliscendi fra terrazzini, pergolati, scalinate, vicoli e piccoli slarghi racchiusi fra candide mura di calce. Se c’è un ristorante che vale la pena di provare anche solo per l’atmosfera, è proprio questo. A tavola, invece, la particolarità è rappresentata dalla rivisitazione di piatti medievali e rinascimentali. Un aspetto che viene comunque proposto con garbo e senza forzature. La Pasta Nera, servita in coppa di pane, è a base di olive nere, tonno, acciughe e pecorino; la Pasta di Papa Martino V si compone di un battuto di erbe, mandorle, guanciale e ha un retrogusto di finocchietto selvatico.

Taverna della gelosia, Via Andriola 26, Ostuni (BR)

Al vecchio fornello, Cisternino

I fornelli pronti sono ristoranti improvvisati in salette annesse a macellerie, dove si mangia carne scelta direttamente dal banco del negozio. Quintali di carne e nient’altro, se non quei pochi alimenti funzionali all’abboffata: insalata, olive e finocchio. In un fornello pronto non mancano mai gli gnummarieddi (fegatini di agnello legati nel budello dell’animale), le bombette (involtini di carne bovina ripieni di formaggio e avvolti nella pancetta) e la salsiccia. Al vecchio fornello è uno degli indirizzi storici di Cisternino, ma la qualità della carne non cambia troppo nei numerosi locali del minuscolo centro storico.

Al vecchio fornello, Via Basiliani 18, Cisternino (BR)

Intervista dello sfizio #14: Lucia Tilde Ingrosso

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 17 giugno 2011

Milanese di nascita, toscana di adozione e cosmopolita di spirito: Lucia Tilde Ingrosso è una donna con un bagaglio di suggestioni ed esperienze – sia personali che professionali – ricco e stimolante, e con un carattere curioso e ricettivo nei confronti delle situazioni che la circondano.
Giornalista (per Millionaire) e scrittrice (è da poco uscito il suo nuovo libro 101 Cose Da Fare In Gravidanza e Prima Di Diventare Genitori, con Giuliano Pavone), ha una naturale predilezione per tutto ciò che è sfizioso – dalla tavola alle tendenze – e, dunque, non poteva non diventare anche un autore doc de La Bottega&Marino.

Abbiamo quindi sottoposto anche Lucia alla nostra ormai “tradizionale” intervista dello sfizio, chiedendole di raccontarci gli aneddoti più pittoreschi e gustosi della sua vita.
Ecco cosa ci ha risposto!

Parlami di un ricordo legato al passato, alla tua famiglia, alla tua terra, un sapore, uno sfizio…
Pur essendo nata a Milano, ho passato infanzia e giovinezza fra Umbria e Toscana. Mio padre era dirigente in Perugina. Il cioccolato a casa nostra non mancava mai. Io mangiavo le lenti (oggi Smarties) a manciate. Mi ricordo ancora di un uovo gigante arrivato a casa in regalo per Pasqua. E infatti la prima carie l’ho curata a due anni e mezzo. E pur tuttavia, continuo ad adorare il cioccolato, purché fondente.

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?
Alla vigilia del ballottaggio delle ultime elezioni milanesi, uno dei due candidati si è concesso una giornata di relax: gita in moto in Val Trebbia. Il fiume, il sole, un pranzo in trattoria. Questo per me è uno sfizio. Trovare il tempo per sé, nonostante tutto. Volersi bene. Mangiare in compagnia. Tra l’altro, quel candidato poi ha vinto.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?
Non ci sono limiti allo sfizio. E ogni luogo ha il suo. Potrei citare le squisite olive ascolane (ancora migliori, se assaporate in piazza Arringo, ad Ascoli), le semplici ma gustose friselle pugliesi (non troppo sponzate, con olio e pomodori genuini) o l’irresistibile chianina (da non perdere la sagra della bistecca, il 14 e 15 agosto a Cortona, Arezzo).

Uno sfizio milanese a cui non rinunceresti mai?
I marrons glacé della pasticceria Galli. Cari come il fuoco, ma deliziosi.

Giovanna Gallo con La Bottega di Olivia&Marino a CioccolaTò: la nostra intervista

pubblicato da La Redazione di Olivia Marino il 21 marzo 2011

Manca poco al grande giorno…

La Bottega di Olivia&Marino sarà presente a CioccolaTò di Torino dal 25 marzo al 3 aprile con uno stand pieno di sorprese sfiziose!

I protagonisti indiscussi sarete voi Cultori dello Sfizio con le vostre tappe e i vostri spunti raggruppati nella Guida degli sfizi di Torino firmata La Bottega Olivia&Marino.
A proposito, avete già inviato il vostro Itinerario dello Sfizio di Torino? Se non lo avete ancora fatto, affrettatevi!

Il 2 aprile daremo vita a un nuovo incontro con i Cultori dello Sfizio, con una guida d’eccezione, l’autrice Doc Giovanna Gallo, una blogger esperta di costume, lifestyle e cinema, collaboratrice di Mondadori per il settimanale Tustyle; esperta di web 2.0 e attiva sui Social Media, in Rete veste i panni di Gioska.  Giovanna vive a Torino, ma torna spesso in Calabria, sua terra natale.

Ma conosciamola meglio:

Parlami di un ricordo legato al passato, alla tua famiglia, alla tua terra, un sapore, uno sfizio…

Sono calabrese e i sapori a cui sono legata sanno tutti di mare e di sole. Se ci penso sento sciogliermi in bocca la lasagna di mia madre, o certe triglie al forno squisite… Mia madre cucina benissimo. Peccato che non sia riuscita a imparare nulla da lei, sono una vera inetta ai fornelli! Ma se dovessi ricordare un sapore della mia infanzia che sia uno, non ho dubbi: le polpette della nonna Pina. Andavamo a pranzo da lei ogni domenica, e lei stava lì a friggere queste fragranti palline di carne e pane..inutile dire che non riuscivano neanche ad arrivare in tavola. Quel profumo che si sentiva già per le scale, quel sapore lì… ecco, non l’ho mai dimenticato. E non ho mai mangiato polpette come quelle! Che si sappia: le polpette in Calabria sono un antipasto, nonostante i 20 kg di roba sostanziosa che ci mettiamo dentro: poi, arriva tutto il resto del pranzo!

Qual è un personaggio della tua città d’origine che rappresenta, per te, il concetto di sfizio?

Non c’è un personaggio in particolare, ma se potessi personificarlo, ti direi il mare. Da quando vivo a Torino è la cosa che in assoluto mi manca di più: da casa mia anche quando piove sento il suo odore, che è un misto di spiaggia e salsedine. Adoro il pesce in tutte le salse e in tutte le salse è sfizioso.

Qual è il prodotto della tradizione che associ di più allo sfizio?

Non so perché a questa domanda mi siano venute in mente solo delle sfiziosissime olive nere, passate al forno e poi infilate in un barattolo di vetro con gli aromi. Le fa mia nonna  (non io, ovviamente, che sono un’inetta!) e sono sempre in tavola. Abbiamo tantissime eccellenze già in Calabria, dalla ‘nduja alla giardiniera, che è un misto di verdure tagliate alla julienne poi messe sotto aceto e che vanno servite come antipasto, fino a tutti gli insaccati tipici, soppressata compresa, eppure se vuoi lo sfizio, non ho dubbi: le olive nere della nonna

Parliamo ora di Torino, una città che ti ha ‘adottata’. In cosa è sfiziosa Torino?

Torino mi ha accolta 3 anni fa e qui sto benissimo: non c’è paragone con la mia terra d’origine, nè come colori, nè come sapori, e questo mi aiuta ad amarla di più e a non fare quei confronti che porterebbero solo nostalgia. Torino è sfiziosa nei suoi vicoletti che sanno di caldarroste d’inverno, e nei suoi portici. Hai voglia di una torta al cioccolato, di un Bunet? C’è l’osteria tradizionale che te li serve con panna e un Marocchino. Ti piacerebbe assaggiare un pezzo di toma con un po’ di marmellata di arance? Poco male, alla domenica ci sono i mercatini, e i commercianti offrono degustazioni dei loro prodotti. Ogni angolo offre qualcosa, fosse anche il mercato rionale colorato e affollato: quello che adoro di Torino è che è una cittadina semplice, travestita da grande centro commerciale e culturale. Mi piace prendere il buono di entrambe le cose.

Uno sfizio torinese a cui non rinunceresti mai.

I vicoletti nella zona del Quadrilatero romano con tutto quello che possono offrire, dai ristoranti, agli spuntini, allo shopping.

Il 2 ci porterai a spasso per Torino, cosa ci farai scoprire di sfizioso?

Ci affacceremo dal Monte dei Cappuccini e guarderemo in basso: piazza Vittorio sarà piena di stand e di gente per Cioccolatò! Faremo un giro per il Quadrilatero romano in cerca di vecchie osterie piemontesi e a caccia del Bicerin! Poi faremo un breve tour patriottico alla scoperta dei caffè storici e dei gianduiotti. Torino ha delle piazze bellissime, ma quelle più piccole e raccolte sono le mie preferite: passeremo anche da lì. E infine un aperitivo  firmato Olivia&Marino!

La Bottega di Olivia e Marino

Il Mantovano con Paolo Massobrio: secondo itinerario doc per la Bottega di Olivia&Marino

pubblicato da Redazione il 24 gennaio 2011

Dopo il primo itinerario doc “Viaggio in Monferrato”, Paolo Massobrio, giornalista enogastronomico e personalità di rilievo nel mondo Food&Wine, ha tracciato un nuovo percorso da seguire passo passo alla scoperta delle bellezze artistiche e dei prodotti locali del Mantovano.

La città di Mantova ci accoglie come un museo a cielo aperto, tra i palazzi storici, le chiese, le piazze e le dimore dei Gonzaga. Paolo ci guida tra i vicoli e subito ci suggerisce di abbinare all’apprezzamento architettonico anche la degustazione delle prelibatezze locali: i tortelli di zucca, la sbrisolona e i risolini.

Seconda tappa, che ribadisce l’unione tra cultura e gastronomia, è all’abbazia del Polirone, dove si possono ammirare gli affreschi del Correggio e i bellissimi chiostri, ma anche gustare la vera cucina mantovana, ovvero gli agnolini in brodo e il bollito misto.

Il terzo appuntamento è un paesino medievale, Bagnolo San Vito, che Paolo segnala come il regno della mostarda, emblema della cucina mantovana dei Gonzaga. Poi si passa al borgo di Quistello, dove il Lambrusco assume una connotazione particolare: a detta di Paolo, esperto enologo, “quello prodotto dalla Cantina di Quistello, il gran Rosso del Vicariato,  a base di uve labrusco ruberti e ancellotta, è sicuramente uno dei migliori d’Italia.”

Paolo scrive poi di Castellaro Lagusello, un paese fiabesco, da cui si può vedere anche il lago a forma di cuore. Poi il Santuario delle Grazie di Curtatone, la città di Sabbioneta e quella di Viadana e per finire l’itinerario Volta Mantovana, dove gustare i capunsei, piccoli gnocchi di pane tipici di queste zone.

Gustate i consigli di Massobrio!

Bologna secondo Matteo B Bianchi: nuovo itinerario doc!

pubblicato da Redazione il 30 dicembre 2010

Matteo B. Bianchi, scrittore e giornalista, autore televisivo e blogger, è al suo secondo itinerario doc.

Nel primo ci aveva fatto viaggiare per tutto il mondo rimanendo a Milano, questa volta ci porta a Bologna, “La Bologna degli amici”, condividendo con noi un percorso fatto di piccole chicche da scoprire, basato sui consigli degli amici che in questa magnifica città ci vivono.

Per gli amanti del caffè è irrinunciabile una tappa alla Caffetteria Terzi, all’apparenza un normale bar, in realtà un tempio in cui sperimentare ben 30 ricette differenti della preziosa miscela. A seguire un classico della città, dove mangiare la vera cucina bolognese: l’Osteria Bottega, trattoria alla buona, ma di qualità.

Ambasciatori è uno spazio nuovo dove si fondono due grandi piaceri: la lettura e il gusto. Nella grande libreria si possono scegliere i libri da sfogliare durante l’aperitivo, il tutto marchio Eataly. Per il gelato più buono del mondo (parola di Matteo B. Bianchi) bisogna andare alla Sorbetteria Castiglione, e infine, come ultima perla, il ristorante Nonno, dove riempirsi di crescentine e tigelle, i due sfizi bolognesi per eccellenza.

Una Bologna familiare, amichevole e accogliente, che ci propone prodotti eccellenti per buongustai doc!

La cucina di Calycanthus: un itinerario doc a Firenze

pubblicato da Redazione il 21 dicembre 2010

Una Firenze decisamente inedita quella che ci presentano le nostre autrici doc, le blogger Marie e Maite de La cucina di Calycanthus, al loro secondo itinerario dopo quello di Rovereto; anche questo è arricchito di bellissime fotografie fatte appunto dal “Fotografo”.

Ci svelano una città che va assaporata come una volta, tra un dolce e un mercato, con i ritmi di un tempo, per ritrovare i sapori più autentici.

Un itinerario molto ricco, ben 11 tappe, che parte da un’autentica trattoria fiorentina da Mario, intatta dal 1953, dove gustare la vera bistecca. L’elegante mercato di San Lorenzo, nella sua struttura in stile Liberty, è la seconda tappa, per conoscere i luoghi che rendono la città pulsante e viva.

Un tuffo nel mercato internazionale ViviMarket, dove recuperare specialità da tutti i continenti, poi nel negozio tradizionale Pegna, un’istituzione e ancora ‘Ino, dove la dimensione ridotta garantisce l’altissima qualità.

Un altro mercato, Sant’Ambrogio, meno turistico, dove trovare ciò che i produttori portano direttamente dalle loro terre. Per un dessert superlativo, è d’obbligo una sosta da Dolci e Dolcezze, pasticceria e caffetteria d’altri tempi, di gran qualità. Il tempio del cioccolato è invece la bottega artigianale di Andrea Bianchini, dove trovare tavolette ad ogni sapore, dallo zafferano alla lavanda.

ZeB, dove gustare una sana zuppa, e Il santo bevitore, dove la cucina rispetta stagionalità e territorio, sono due opzioni prima di una serata passata nell’atmosfera bohemien dell’Art Bar, gustando un cocktail.

Fidiamoci del gusto infallibile delle blogger de La cucina di Calycanthus e seguiamo questo itinerario dello sfizio doc!

Matteo B. Bianchi e il giro del mondo per La Bottega di Olivia&Marino

pubblicato da Redazione il 6 dicembre 2010

Il nuovo autore doc a tracciare un itinerario per La Bottega di Olivia&Marino è lo scrittore e giornalista, autore televisivo e blogger Matteo B. Bianchi.

“Milano tutti i gusti” è il titolo del suo percorso sensoriale, che ci fa viaggiare con i sapori più diversi pur rimanendo a Milano.

Prima tappa, gli Stati Uniti della California Bakery, per una colazione a stelle e strisce con pancakes e sciroppo d’acero; per pranzo, invece, la tipica cucina lombarda, con risotto allo zafferano e oste che parla solo in milanese.

Un tuffo in Sicilia per la merenda all’Antica Focacceria San Francesco, dove bisogna lasciarsi tentare dagli arancini di riso e dai cannoli alla ricotta. Tornando all’estero, Matteo ci porta poi in Oriente, nel negozio, b&b e ristorante VietnamMonAmour.

Infine, una bella pizza al trancio di Spontini, uno dei grandi classici di Milano, e il pittoresco ristorante Non solo lesso, dove i tavoli sono vecchi banchi per macchine da cucire e l’oste declama il menù come un teatrante.

Da Milano al resto del mondo, rimanendo in città, ma immaginando di essere a San Francisco, a Napoli, a Palermo, ad Hanoi.

Buona lettura!

Paolo Massobrio autore doc per Olivia&Marino: il Monferrato da gustare

pubblicato da Redazione il 23 novembre 2010

Paolo Massobrio, giornalista enogastronomico e personalità di rilievo nel mondo Food&Wine, è il nostro prossimo autore doc! Collaboratore  coi quotidiani La Stampa, Il Tempo ed Avvenire, fondatore del sito www.clubpapillon.it, autore di guide a ristoranti e vini e organizzatore di Golosaria e altri eventi cultural/enogastronomici, Paolo ci porta in Piemonte, con l’itinerario “Viaggio in Monferrato“.

Il Monferrato, terra a cavallo tra le province di Asti e Alessandria, è perfetto da scoprire nel periodo autunnale. Nei negozi di paese e nelle cantine della zona troverete prodotti locali che vi lasceranno senza parole: questa è la promessa di Paolo.

Prima tappa, Serralunga di Crea, famosa tanto per il Santuario quanto per la Muletta (antico salame della zona), i krumiri e la torta “Mon”. L’itinerario prosegue verso Moncalvo, capitale della carne, dove Paolo ci consiglia la macelleria di Lauro Micco, la cui specialità è ovviamente la bovina piemontese allevata nella sua azienda.

Paolo ci suggerisce anche bellezze architettoniche e storiche, come il Castell’Alfero, che offre un panorama speciale sul Monferrato, un museo sulla civiltà contadina e un ristorante con cucina tipica.

Un itinerario da leccarsi i baffi, che prosegue alla ricerca del tartufo, dei vini ricchi di queste zone e della torta di nocciole. E che conclude in bellezza, con la tipica bagna caoda, gli agnolotti e il Barbera.

Paolo arricchisce l’itinerario con indirizzi preziosi, per dormire, per comprare e per gustare. Non perdetevi questo giro autunnale per il Monferrato, seguendo la penna di Paolo Massobrio.