Inizio premettendo che l’ultima volta che sono stato a Bolzano e Merano è stata in occasione dei mercatini di Natale, per cui probabilmente questo mio itinerario risentirà un po’ del clima particolare che si respira in questi luoghi in questo periodo dell’anno.
Tuttavia ho avuto modo di passare da lì anche in estate e devo dire che, qualunque sia la stagione in cui li si visita, sono sempre attorniati da un’aurea di magia. Sia che siano prese d’assedio dalla morsa del freddo, sia che siano baciate dal caldo sole estivo, sono due città che riescono sempre ad offrire il meglio di se stesse, offrendosi allo sguardo del visitatore da prospettive diverse.
Ciò che non cambia mai e che entusiasma sempre, indipendentemente dalla stagione è la cucina sudtirolese, di difficile definizione e classificazione: né italiana né tedesca, lascia un’impronta duratura e piacevole sul palato e nel ricordo del goloso visitatore che si lascia sedurre dal richiamo dei gusti nuovi.
Prima tappa – Merano e i suoi gustosi spuntini veloci
Merano è incantevole: sembra uscita direttamente da un libro di favole. Con le casette tirolesi dalle facciate colorate, le stradine con i portici ed i negozietti di alimentari ed artigianato tipico sembra appartenere ad un altro mondo, ad un’altra vita.
Il mio ricordo dell’incontro di Merano è quello di un’eterna passeggiata nei vicoli… dopo un breve pit-stop alle terme, che si trovano praticamente in centro. Stare in ammollo nell’acqua calda nelle vasche all’aperto, con le montagne innevate attorno è stata davvero un’esperienza incredibile, da fare almeno una volta nella vita (per altro alle terme veniva offerta al visitatore una buonissima mela da colture del luogo) rilassante e rigenerante.
Diciamo che è stata una parentesi salutistica… prima di lanciarmi alla scoperta dei “peccaminosi” gusti di alcuni prodotti tipici altoatesini!
Come vi ho detto poco fa, il mio ricordo di Merano è quello di un’eterna passeggiata, anche perché non ho smesso di camminare nemmeno mangiando, dato che il mio pranzo è stato costituito da una lunga serie di spuntini “on the road”: le vetrine dei panifici erano troppo invitanti, e i chioschetti natalizi che vendevano una grande varietà di stranezze culinarie esercitavano un’attrazione non controllabile.
Passeggiare, sia che sia inverno ben coperti fra le casette di legno illuminate a festa con l’aroma alcolico e speziato del vin brulè che aleggia nell’aria, sia che sia in estate lungo le sponde del torrente Passirio, è ancor più piacevole se “accompagnati” dal pane bretzel e dal “grissino del contadino”.
I bretzel sono quegli strani “panini” a forma di nodo allentato, di pasta soffice e leggermente salata… che già sono buoni così, ma diventano deliziosi (anche se non facilissimi da addentare se si è avuto l’insana idea di non dotarsi di un piattino con posate) se farciti con lo speck, altra delizia del posto.
Il grissino del contadino invece è stata la scoperta culinaria dell’anno 2010: non saprei dirvi con precisione gli ingredienti… ma è un piccolo panino soffice all’interno e più croccante all’esterno, nel cui impasto sono compresi anche ingredienti quali dadini di speck e porri.
Insomma tutti cibi semplici ma davvero squisiti e sfiziosi.
Dopo questa serie di spuntini fatti passeggiando e curiosando qua e là, ho deciso di concedermi una breve sosta alla pasticceria Koenig per gustare al meglio un’altra specialità altoatesina, e cioè lo strudel di mele: in questa pasticceria, che opera a Merano da più di cento anni ed è un’istituzione anche per gli abitanti del luogo, quella casta mela che abbiamo gustato nella sua veste più pura e sana alle terme, si svela al palato nella sua veste più peccaminosa. Una delizia che nulla ha a che vedere con quelle che siamo abituati a comprare confezionate nei nostri supermercati.
Il problema è fermarsi perché le creazioni di questa pasticceria sono moltissime e tutte sembrano buonissime… ma avevo già pianificato altre tappe culinarie a Bolzano e, con grande rammarico, ho dovuto fermarmi qua.
Seconda tappa – Bolzano e il cioccolato
Bolzano è una piccola città, ma piena di storia e di angoli suggestivi: per scoprirla al meglio vi consiglio di affidarvi ad una guida (l’ufficio del turismo, che si affaccia sulla centralissima piazza Walther, saprà darvi tutte le informazioni utili) che vi spieghi in maniera sistematica le ragioni che sono alla base di tutto quel fascino che già così, a pelle, mi ha conquistato senza che nemmeno me ne accorgessi. Soprattutto nel periodo natalizio la vita sembra tutta concentrarsi in piazza Walther con i suoi stand gastronomici e di addobbi, in via dei Portici (nucleo dell’antica città di Bolzano) ed in piazza del Municipio con il suo mercatino dell’artigianato: tutto attorno è una sinfonia di lingue di visitatori che vengono da tutta Europa e di tedesco (lingua parlata dalla maggioranza della popolazione).
Ed in piazza Walther si affaccia un angolino goloso di tutto rispetto: la Moccaria Loacker. Oltre ad essere un negozio dove poter acquistare una vasta gamma di prodotti a marchio Loacker, è anche una caffetteria-cioccolateria dove poter gustare dolci a base di cioccolato ma soprattutto un’ottima cioccolata calda in tazza. Nel periodo natalizio è presa d’assalto: non c’è nulla di meglio che sottrarsi per una mezz’ora dal rigore del freddo, sorbendo lentamente una tazza di ottimo cioccolato mentre fuori dalla vetrina si osservano le persone affaccendarsi con le confezioni regalo e le carrozze trainate da cavalli che portano in giro per la città turisti entusiasti di fare un balzo indietro nel tempo. Pur essendo un punto vendita di un grande marchio globale, all’interno si respira l’aria di un piccolo negozio di paese, dall’arredamento semplice ed accogliente dove la presenza dell’aspetto pubblicitario non è per niente invadente o fastidioso.
Se per caso capitaste in Bolzano nel periodo estivo la Moccaria Loacker saprà comunque tentarvi con una ricca offerta: dall’onnipresente strudel (lo confesso: assieme alla cioccolata in tazza ho provato anche quello ed è buonissimo) a dolci ti vario tipo e bevande fresche. Sebbene sia un piccolo paradiso per golosi…prima o poi, purtroppo, bisogna uscirne.
Terza tappa – E per finire… Canederli!
Non sarebbe stato possibile lasciare Bolzano senza prima assaggiare i tanto decantati canederli, piatto tradizionale della cucina altoatesina, che ha le sue radice nei tempi andati quando nelle cucine dei contadini vigeva il detto “non si butta via niente”. L’ingrediente principale infatti è il pane raffermo, impastato con uova, latte e gli avanzi di carne: oggi il gustoso speck della zona ha preso il posto della carne avanzata di un tempo, e spesso nell’impasto si trovano anche cipolline, prezzemolo o formaggio.
Ho scelto di mangiarli al ristorante “il Cavallino Bianco” che risulta essere la più antica trattoria della città e che mi è stata consigliata da alcuni abitanti del posto, ed in effetti è stata un’ottima scelta: il locale (molto affollato e frequentato anche dagli abitanti) ha un che di austero e rustico, è molto ampio, ha lunghe tavolate e ricrea un’atmosfera molto piacevole. I canederli in brodo, come detto, erano squisiti così come il “piatto del contadino”, piatto di carni miste davvero ricco e vario. Il tutto accompagnato da un’ottima birra.
Per smaltire la cena abbondante la cosa migliore è concedersi una passeggiata fra le strade illuminate da lampioni vecchio stile, percorse a tutte le ore dalle biciclette e da qualche calesse che ancora porta a spasso qualche nostalgico turista. Proprio durante questa passeggiata ho notato un particolare curioso: alcuni locali che, nonostante il rigore invernale, hanno i tavolini fuori permettono agli avventori di godersi un bicchiere di vino all’aperto mettendo loro a disposizione delle coperte in cui potersi avvolgere per tenersi caldi.
Un’esperienza insolita per un genovese ma alla quale, vista la stanchezza e la giornata impegnativa dal punto di vista delle calorie assunte, ho dovuto mio malgrado rinunciare.